Bertarelli: «Vinceremo ancora noi, ma temo gli italiani»

«È molto probabile una finale italosvizzera: Prada ha uno skipper molto bravo, ma la vera sorpresa può arrivare da Capitalia»

da Valencia

Mai da 150 anni di storia il trofeo velico più famoso del mondo era sbarcato in Europa. Il merito è tutto di Alinghi e dello straordinario Ernesto Bertarelli, l'uomo che ha trasformato il sogno impossibile in realtà. Un orgoglio che gli fa avere pochi dubbi sull'esito finale della prossima sfida, in cui paradossalmente l'unica cosa che teme è che la finale per lui possa diventare un derby con una delle tre imbarcazioni tricolori in lizza. «Ricordiamoci che io di patente sono svizzero, ma di sangue e cuore sono italiano».
A due anni esatti dalla prossima edizione - la 32ª -, Valencia rende il suo appassionato omaggio ai detentori. Un grazie dovuto da parte della città scelta da Bertarelli e dal suo entourage. «Perché non abbiamo scelto Napoli? Per le condizioni meteorologiche», va ripetendo il patron di Alinghi.
A Valencia il team svizzero ha stabilito il suo quartiere generale: qui ha già partecipato a due tappe di avvicinamento e nella seconda parte di agosto appuntamento a Malmoe in Svezia e degli «act» 8 e 9 di Trapani. Con i 500 milioni di contributo della comunità locale e del governo spagnolo, da mesi si sta lavorando per la costruzione della nuova darsena: ormai l'opera è in dirittura d'arrivo, sarà inaugurata a ottobre. «È un progetto rivoluzionario. Sarà la nostra base, un punto di incontro per sport e cultura - dice Bertarelli -. Per la prossima edizione abbiamo fatto uno sforzo economico maggiore, in Europa questa coppa è un'operazione più complessa. Ma anche il ritorno sarà superiore». Un grande spazio destinato agli amanti della vela ma non solo, con alberghi, negozi, ristoranti, una «piazza» interattiva e quant'altro. II tutto con la speranza, da parte degli spagnoli, che la coppa resti saldamente nelle mani di Alinghi.
«È nostra ferma intenzione di vincere un'altra volta» proclama Bertarelli. Ma sa già che questa volta sarà più difficile. Anche per la triplice presenza italiana con Luna Rossa, Mascalzone Latino (da quest'anno team Capitalia) e +39. «Prada ha uno skipper molto bravo e una squadra forte, sicuramente è tra i team più agguerriti».
Questa volta il fattore sorpresa non è più dalla sua. «In Nuova Zelanda nessuno ci aspettava, è più facile quando sei poco conosciuto, si lavora più in libertà, senza essere aggrediti». Nel 2007 sarà diverso da Auckland e gli svizzeri, oltre ai soliti neozelandesi e americani, cominciano a temere l'agguerrita concorrenza italiana. «Dovremo fare molta attenzione a Mascalzone Latino - raccomanda Bertarelli -. Ma anche quelli di +39 sono bravi, li vedo spesso a Ginevra: bisogna avere paura di quelli che fanno vela sui laghi (il sindacato lombardo ha base sul Garda, ndr)». Un derby in finale dunque è un'ipotesi tutt'altro che peregrina: «Noi comunque ci saremo... ».
Per queste regate due barche, la Sui 64 e la Sui 75. Per la nuova imbarcazione della finale c'è tempo. Come anche per lo skipper che avrà il non facile compito di non far rimpiangere Russell Coutts. Tre i nomi in lizza alla successione: Peter Holmberg, Ed Baird e Jochen Schuemann. «Qui si respira un'atmosfera diversa» dice Lorenzo Mazza, ex Luna Rossa, uno dei pochi italiani della «multinazionale» visto che per Alinghi lavorano più di 300 persone di ben 18 nazioni diverse. Lui è alla sua sesta Coppa America e ha lasciato De Angelis senza rimpianti: «Quando Alinghi mi ha fatto l'offerta, loro non erano nemmeno sicuri di partecipare alla prossima edizione. Una finale contro Prada? Certo, sarebbe divertente... ».