La Bertelà cucina Checov in salsa siciliana

Laura Novelli

Se dovessimo formulare un’immaginaria pagella di merito, alla voce «eclettismo» lei meriterebbe senza dubbio dieci. Non solo perché è una brava attrice che sa dividersi con intelligenza tra teatro e cinema (l’abbiamo vista in Tre mogli di Marco Risi e dal prossimo 10 marzo sarà nelle sale con l’ultimo film di Carlo Verdone, Il mio peggior nemico, dove interpreta la giovane mamma di Silvio Muccino), ma anche perché Sara Bertelà (occhi vivi e luminosi incorniciati da un caschetto di ricci biondi) da qualche anno si dedica con passione pure alla regia e alla drammaturgia. Suo è infatti il bel monologo Irina Prozorova-Papaleo che, ispirato a Tre sorelle di Cechov e scritto a quattro mani insieme con Stefano Costantini, debutta questa sera alla Cometa Off nell’ambito della rassegna «Liberi Esperimenti Teatrali». Sola in scena, seduta in una vasca da bagno/mondo dalla quale affiora come affiorano i ricordi, la Bertelà è qui una Irina più siciliana che moscovita, chiamata a raccontare se stessa e la sua vita riannodando i fili del passato e della memoria. La Russia è lontana e, al suo posto, ecco profilarsi sullo sfondo una Sicilia rovente di riti quotidiani dove lei sembra riacquistare l’identità perduta nel viaggio: un marito di Palermo, una suocera, il mare, la spiaggia di Mondello. La nostalgia, certo, fa capolino ogni tanto tra le sue parole ma si accompagna a una consapevolezza quasi leggera, quasi divertita, dove il dolore stesso appare sopito, interiorizzato. «Il dramma che, nell’opera di Cechov, la imprigionava in una impossibilità di futuro - spiega l’attrice - è ormai compiuto e nel giallo del Meridione d’Italia finalmente troverà la chiave per amare e vivere un presente di donna risolta... o quasi» (in scena alle ore 22.30 fino a sabato 18).
La vetrina organizzata nella piccola sala di Testaccio (quest’anno particolarmente generosa di eventi interessanti) prosegue poi con una chicca davvero speciale. Si intitola «La corda sensibile. Il grande amore di Raffaele Viviani» e incuriosisce soprattutto per il valore documentario dei materiali che concorrono alla sua realizzazione scenica. Il lavoro nasce infatti, su drammaturgia di Giuliano Longone e regia di Renato Carpentieri, come un omaggio al grande artista partenopeo condotto a partire da lettere autografe, appunti di diario, fotografie originali. L’ossatura del testo (animato in scena dagli ottimi Alvia Reale e Antonio Franco) viene offerta dal ricco scambio epistolare che Raffaele e sua moglie Maria, innamoratasi di lui dopo averlo visto recitare al Teatro Nuovo ma costretta da subito a lunghe separazioni per via delle tournée del marito, tennero per tutta la vita. Il vero valore aggiunto dello spettacolo sta, però, in un film muto del 1912 dove lo stesso Viviani recita, accanto alla sorella Luisella, il ruolo di un contadino siciliano violento e passionale. Si tratta di una pellicola, Un amore selvaggio il titolo, che si credeva perduta e che invece è stata ritrovata in Olanda e che ora, dopo esser stata debitamente restaurata, viene offerta al pubblico capitolino in tutta la sua emblematica forza espressiva: un documento unico che ci aiuta ad avere memoria di ciò che da sempre gli attori - e tanto più i grandi attori - sono condannati a scrivere «sull’acqua» (in scena alle 20.45 da domani a domenica 19).
Cometa Off, via Luca della Robbia 47. Informazioni: 06/57284637.