Bertelli: «Io orgoglioso di aver messo ko gli Usa»

«È la prima volta che gli americani mancano la finale della Vuitton. Noi abbiamo speso un terzo rispetto a loro»

da Valencia

Luna Rossa è rientrata tra due ali di folla. Bandiere italiane ovunque. Trombe, tante trombe. Tifosi sotto la base, dentro la base. Dalla terrazza amici e famiglie battono le mani e scandiscono i nomi dell’equipaggio. Francesco de Angelis non perde la battuta: «Ci siamo prolungati il soggiorno», dice per condire un giorno di festa. Patrizio Bertelli è raggiante, contento di questa vittoria. I festeggiamenti aiutano a lasciarsi un poco andare.
Come commenta la sconfitta degli americani?
«Avevano detto che avrebbero vinto per cinque a uno... Però hanno sbagliato barca... È la prima volta che gli americani non vanno in finale... Siamo orgogliosi. Ci ciamo noi per la seconda volta. È significativo. Questo è un team forte, di giovani convinti. Abbiamo usato molta umiltà, regatando giorno per giorno senza crearci troppe illusioni».
Dove avete vinto?
«Io penso fondamentalmente con un team velico veloce, molto forte, molto maturato. James Spithill ha fatto la differenza per la partenza, ma tutto il team ha regatato bene».
Cosa si prova a vincere contro un avversario che ha speso quasi il doppio?
«Forse il triplo, non credo il doppio. Quando hai vinto non devi più pensare all’avversario. Hai vinto e basta».
Com’è New Zealand? Possono ancora vincere gli spagnoli?
«Intanto sono molto contento della vittoria degli spagnoli. Tutto può succedere. Non bisogna mai sottovalutare l’avversario. Emirates Team New Zealand è forte, se vincerà l’affronteremo nel modo dovuto e vedremo cosa verrà fuori».
C’è qualcuno da ringraziare, che ha dei meriti particolari?
«La Coppa è un lavoro di squadra. Se vincono le individualità, se c’è spazio per il protagonismo va male. Ci vogliono forti personalità, ma devono mettersi in condizione di lavorare per il compagno, per la squadra. Ecco perché noi teniamo molto alla vita del team e al coinvolgimento delle famiglie, dei bambini. Questo fa la squadra, senza un coinvolgimento forte non si va da nessuna parte».
Che differenze rispetto alla campagna del duemila?
«Siamo più maturi sul piano velico».
Il ruolo di Francesco de Angelis?
«Francesco è stato fondamentale. Si è messo nella posizione di maestro, ha insegnato a tutto l’equipaggio e ai nuovi venuti la filosofia della Coppa America. Un lavoro molto importante come skipper. È intervenuto molto anche nella parte tecnica, nella progettazione, nelle vele».
C’è stato un momento in cui si è sentito debole?
«Nei round robin eravamo in fase di avviamento, abbiamo perso quattro regate. Le due con Bmw Oracle per piccoli distacchi. Quella con Emirates e poi l’incidente con Shosholoza. Il team sta imparando a portare la barca, bisogna conoscerla molto bene. Abbiamo capito che stringe molto bene di bolina, anche ieri risaliva il vento molto meglio di Bmw, con un angolo più stretto anche se con velocità simile. Ma questo ti avvicina alla boa».
A parte i meriti di Luna Rossa, cosa vede in Bmw Oracle?
«Bisogna saper guardare dentro i team, vedere la loro filosofia. Lo spirito, l’humus. Non so giudicare se abbia più colpe Dickson o Ellison».
Ma come si sente nei confronti di Ellison, così ricco?
«Mi considero più ricco spiritualmente».