Bertinotti: "Berlusconi leader, Prodi riveda i fondamentali"

Conversazione con l’ex segretario di Rifondazione comunista, alla vigilia delle vacanze in Umbria: "Ecco i libri che mi porto, da Capote a Carver". Il presidente della Camera "rimanda" il premier: "Si legga “Il
Capitale” di Marx. Se uno vuole giocare a calcio, deve saper stoppare il pallone&quot;<br />

Giancarla Rondinelli
Berlusconi? «Un leader». Prodi? «Deve rivedere i fondamentali ». Sembra calcistica e invece è tutta basata sulla filosofia politica e la letteratura, l’intervista che Fausto Bertinotti concede a Il Giornale. Il «buone vacanze» del presidente della Camera arriva con un desiderio: «Che i grandi problemi del Paese possano essere affrontati a partire da una questione cruciale: quella della riconnessione istituzionale, politica e direi anche sentimentale con i ceti popolari più esposti al rischio della vita quotidiana». Giovedì scorso, ora di pranzo. Fausto Bertinotti chiude i battenti della Camera per la pausa estiva, augurando a tutti i deputati di passare «una bella estate». E della politica e delle vacanze parla con Il Giornale. Accomodato su un divano di seta, al primo piano del Palazzo di Montecitorio, il presidente della Camera fa un auspicio:«È necessario riavvicinare i cittadini alle istituzioni», cioè «far tornare la politica nella vita quotidiana della gente». Mentre si appresta a lasciare Montecitorio per andare nella sua casa in campagna a Massa Martana, in Umbria, dove trascorrerà praticamente tutta l’estate, traccia una sorta di bilancio, confidando anche quello che sarà il principale passatempo delle vacanze: le sue «amate letture».

L’ultima settimana a Montecitorio di certo non è stata delle più semplici. Tra la vicenda intercettazioni, il voto sulle dimissioni di Cesare Previti, lo scandalo «sesso e coca » del deputato ormai ex Udc Cosimo Mele, per Bertinotti «c’è stato un bel da fare». Ma il suo leit motiv è stato sempre lo stesso: «Sostenere la massima trasparenza. Proprio perché nulla si deve configurare come un privilegio per il parlamentare». Ancorale ultime cartedaguardare, un po’ di telefonate da fare, qualche questione da chiudere. E confida: «Parto soddisfatto. Penso che ancora una volta ho fatto la mia parte». «Certo - continua - è stato un anno difficile. Ma ciò che è importante in politica èunacosa molto semplice: essere in pace e in linea con l’idea che si aveva in testa quando si è cominciato.Se è così allora va bene ».

Un uomo come lui, spiega, parte sempre per le vacanze con l’idea che al ritorno si possa fare meglio e di più. «Però io non lo so fare se non confrontandomi conunconcreto dipanarsi dei fatti. Cioè, non riesco a farlo in astratto, ma affrontando le cose di volta in volta».Asettembre cosa si aspetta di trovare? «Grosso modo quello che lascio», risponde il presidente, senza dilungarsi più di tanto. Ora, dice, c’è voglia di vacanza, di un po’ di riposo e di un tuffo nelle sue letture. Bertinotti, infatti, è un grande amante dei libri, «facendone fin da giovane grandi scorpacciate ». Ecco perché, ammette, la scelta dei testi da portare in vacanza «è stata fatta già da mesi ».

Su un piccolo taccuino verde pieno di «appunti e riflessioni varie », segna «tutti i titoli». E lo fa dividendo i testi in due gruppi: da una parte quelli di attualità politica, dall’altra la letteratura. In entrambi ci sono quelli già letti e magari da rileggere, e le new entries. «Un elenco del tutto fatto a caso», confida il presidente. «Si tratta per lo più di libri di storia e filosofia, di veri e propri tomi ». E sorridendo aggiunge: «I miei amici, compresa mia moglie, spesso mi prendono in giro quando mi vedono sotto il sole cocente, magari seduto sugli scogli, con in mano qualche libro di Marx o Benjamin. Ma io mi diverto molto».

A questo punto, indossa gli occhiali, prende in mano il taccuino verde e comincia a snocciolare i titoli eletti della sua «biblioteca estiva». Si comincia con i classici. «Uno a cui tengo davvero molto: La Rivoluzione romana di Ronald Syme, l’ultima edizione è di Einaudi nel 1962. Un libro che è stato cercato da molti e fotocopiato e questo midiverte molto». Altro evergreen, «una vera civetteria», Robespierre di Albert Mathiez (NewtonCompton, 1976). «Il Robespierre più Robespierre che esista nel mondo dell’editoria». Perché una civetteria? «Perché in questo libro c’è tutta una disquisizione sul cambiamento che interviene nell’oratoria di Robespierre, cioè se veramente c’è stato un mutamento nel suo modo di parlare o meno».

Scorrendo l’elenco si trova anche un libro sulla laicità. La maschera della tolleranza, «una grande contesa tra Sant’Ambrogio e Simmaco,intorno all’interrogativo se deve restare o no l’altare della Vittoria. Me lo hanno appena regalato e non vedo l’ora di finirlo». Si volta pagina,cambia il settore: letteratura. L’elenco si affina ancora di più, «ovviamente sempre nel pieno disordine». Qui si trovano testi come Una Casa a Brooklyn Heights,diTrumanCapote, o Voi non sapete cos’è l’amore di Raimond Carver, passando anche per Gianni Mura con Giallo su Giallo. Continuando a sbirciare nel suo taccuino, ad un certo punto, l’attenzione del presidente si sofferma su un libro, l’ultimo nell’elenco, che ha tutta l’aria di essere una sorta «copertina di Linus». Pausa di silenzio ed ecco il titolo: Il vento del nord che mi farà capitano di Jacques Brel. «Un libro che ho messo in tante valigie. Per me è come un breviario».

Insomma dall’enfasi con cui racconta «i libri prescelti»,appare evidente che il libro è per Bertinotti un «ottimo sistema di relax, un vero divertimento. Purtroppo non riesco a farlo quanto vorrei. Per quanto uno cerchi di difendere i propri spazi, il lavoro politico tende ad essere totalizzante, soprattutto ora. E questa èunadelle ragioni della crisi della politica: l’assorbimento nel quotidiano e il carattere quasi totalizzante della politica politicienne». Dulcis in fundo. L’elenco delle letture estive del presidente della Camera termina con quelli che lui definisce i suoi preferiti. Una sorta di livre de chevet. «Lettere a una professoressa di Don Milani (cooscritto da ungruppo di ragazzi, condannati perché poveri e proletari). E poi: La questione ebraica di Karl Marx».

Concludendo la carrellata dei libri per le vacanze, i consigli di lettura per parenti e per «qualche collega». A cominciare da sua moglie, «a cui donerei una raccolta di poesie di Giacomo Leopardi. C’è dentro quasi tutto». Manon finisce qui. Fausto Bertinotti ha in mente anche un libro che regalerebbe ad unuomoche lui considera «un vero leader politico », Silvio Berlusconi. «Anche solo per punizione gli regalerei Il capitale di Karl Marx. Con l’obbligo di lettura e di esame finaleasettembre. Scelga lui l’esaminatore ». E a Romano Prodi? «Al premier, lo stesso libro. Ma con una motivazione diversa. Perché ricominci dai fondamentali. Se uno gioca a calcio, bisogna che sappia stoppare il pallone. Altrimenti non sa giocare».