Bertinotti: bisogna riunificare le sinistre

nostro inviato a Carrara

Ormai si è tutti nel «cantiere». Fazzoletto rosso al collo, mazzuola in mano, calce pronta. Già, ma a costruire che cosa? Questo è oggi l'anacoluto della sinistra che non si ritrova, nonostante il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, non si stanchi di ripetere che «riunificare le sinistre è un'esigenza fondamentale». Uno dei bandoli della matassa è qui riunito a Carrara, patria storica del movimento anarchico italiano, ma difficilmente verrà fuori. Anche perché lo stesso Bertinotti smorza qualche entusiasmo di troppo, o comprende che non tira ancora l'aria giusta. Si limita perciò a chiedere che le sinistre «ricomincino a discutere della cultura politica», però nel contempo sottraendosi alla prima vera questione. Mussi e gli altri ds scendono dalla Quercia in nome dell'appartenenza al Partito socialista europeo? Bertinotti liquida l'argomento senza empatia: «Sarò io a costituire un partito socialista? No, io sono comunista e poi ormai ho una certa età...».
La questione non sembri marginale, perché l'aggettivo «comunista» pesa ancora per Rifondazione circa il 3/4 per cento dei voti. E nonostante il 30 per cento degli iscritti sia costituito dai cosiddetti «ragazzi di Genova» (cioè movimentisti che hanno aderito dopo il 2002), quel marchio resta ancora in vigore grazie all'equivoco che lo stesso Bertinotti mira spesso a rafforzare. Un «comunismo libertario» le cui orme sono irrintracciabili nella storia, se non come aspirazioni vaghe di rivoluzionari d'antan. Ma allora che cosa si va a costruire? E per andare dove? In questa fase l'idea bertinottiana appare più vicina a quella di Piero Fassino, e dunque tesa alla creazione per gradi, per rinunce successive, fallimenti ulteriori, di un'Izquierda Unida, marginale e di poco peso, più vicina ai movimenti che ai centri di potere dove le decisioni vengono assunte.
È questo anche il dibattito in seno al partito, e non a caso Bertinotti sottolinea i dati di un'inchiesta interna sui quadri, che dimostrano come il 42 per cento di essi neppure si curi di rispondere a una domanda sull'esperienza rifondatrice di governo. «Vedete - dice il presidente della Camera -? Il governo è uno dei passaggi, ma per i nostri quello che conta è il dopo, è la ricostruzione di una sinistra, è affrontare i temi veri del lavoro, dell'ambiente, della cultura». Quelli, in ultima analisi, che il governo Prodi sta sempre più perdendo di vista. «Il problema del governo effettivamente sta nel suo rapporto con il Paese, nella sua incapacità di fare le scelte che interessano alle persone», confermerà Bertinotti.
La Conferenza organizzativa di Carrara, una specie di mini-congresso, era stata decisa quando l'esperienza di Prc al governo non aveva ancora suscitato perplessità e contestazioni. Ma la politica corre più veloce e nessuno griderà di stupore per le sperimentazioni organizzative che mirerebbero a riavvicinare il partito alla società.
Il mini-congresso nel grande spazio fieristico carrarese, di consueto dedicato ai marmi, doveva anche celebrare come si sta correttamente al governo e nelle piazze, in grisaglia e con l'eskimo. A dar peso all'evento, ecco perciò anche l'arrivo del presidente della Camera, per la prima volta tornato a un'assemblea così intimamente legata al proprio partito, ed emozionato come si conviene. L'applauso non è mancato, più forte e convinto quello chiamato dal palco in segno di solidarietà per la recente contestazione (che Bertinotti minimizza: «Va capita, dietro c'è un disagio»). Ma va anche detto che la platea è «amica», e non ci sono gli oppositori interni trotzkisti. Quelli arrivano oggi nel tentativo di rovinare la festa con la richiesta di reintegro per il senatore Turigliatto, la convocazione di un congresso straordinario, l'annuncio della fine del loro appoggio al governo Prodi. Quello che ormai si appoggia alla stampella di Casini. E per quanto voglia avere «le mani libere» per portare a casa soltanto la legge elettorale, come sostiene Bertinotti, non è proprio un idolo, da queste parti.