Bertinotti cambia icona alla sinistra: «Allende fu meglio di Che Guevara»

Roberto Scafuri
nostro inviato
a Santiago del Cile
La sinistra radicale che si inventa e resiste come forza di governo. Che, senza ideologie precostituite - se non quella di una democrazia partecipativa, capace di ascolto sempre e comunque - va incontro a una nuova metamorfosi. Cerca di inventare nuove risposte alla crisi di rappresentatività della politica. Il primo lungo viaggio ufficiale di Fausto Bertinotti presidente della Camera non può che essere nel continente-laboratorio del Sud America, dove ormai in quasi tutti i Paesi la sinistra governa e resiste, sia pure con ricette differenti. Ma la forza di questa sfida, di questo «rinascimento sudamericano», come lo chiama Bertinotti, viene rilanciata da Santiago del Cile, prima tappa di un viaggio che non prevede (non a caso) il Venezuela dell'«amico Chavez», bensì l'incontro tenutosi ieri con la presidente socialista Michelle Bachelet, e quelli che seguiranno nei prossimi giorni con il presidente uruguaiano Vazquez, l'argentino Kirchner, il brasiliano Lula. «Esperienze diverse, però convergenti nell'idea di un cambiamento reso possibile dalla democrazia e dalla partecipazione», spiega Bertinotti. Che ricorda, per esempio, come la cilena Bachelet non rinunci a consultazioni popolari su molti argomenti, alle grandi consulte con esperti, alla sperimentazione, insomma, di «nuove forme organizzative della partecipazione» che se non possono essere indicate dal presidente della Camera esplicitamente come una lezione per l'Italia, per le sue basi Nato, i Tav, i Pacs, costituiscono senz'altro il «seme germogliato» del presidente cileno Salvador Allende Gossens. «E se sappiamo imparare è meglio», sorride Bertinotti.
Si intuisce che alla fragilità di un governo italiano così «precario» non guasterebbe un po' d'utopia, di sogno, di slancio mistico. Occorrerebbe forse una magia. La stessa che al Cile arretrato e cattolicissimo seppe dare l'esperimento «unico» di Allende: «L'esperienza riformatrice stroncata dalla violenza - dice il presidente della Camera -, di un signore che poteva sembrare affascinante e un po' ingenuo, ma che invece fu un grande anticipatore del futuro». Almeno un po' di quello slancio nuevo farebbe bene anche all'Italia e al suo governo sempre appeso a un filo, a una dichiarazione, a un ultimatum. Ma il filo non va spezzato, non può recidersi, ha spiegato Bertinotti, «anche perché l'unica alternativa possibile sarebbe un governo tra Ds e Forza Italia»: ipotesi di involuzione neocentrista che Rifondazione ha sempre considerato «disastrosa». Eppure non si può andare avanti nemmeno «con la politica degli ultimatum: non porta da nessuna parte», l'idea del presidente della Camera. Se questo tipo di «dialettica è bloccata dal fatto che il governo non cade, non può cadere», allora sarebbe meglio dare «per scontato che Prodi sta lì, va avanti con il suo programma» e la dialettica rientri nei ranghi dei dibattiti parlamentari e delle «dinamiche sociali».
Trovare il punto d'equilibrio tra la responsabilità di governo e le richieste della società: una logica che riconduce direttamente all'esperienza di Allende. Un «profeta disarmato», lo definisce il presidente della Camera, nel pellegrinaggio alla sua tomba, alle lapidi che ricordano i tremila desaparecidos vittime di Pinochet e della sua polizia segreta Dina, nella cui sede oggi è ospitato il Museo della solidarietà, da Allende fortemente voluto. Un «profeta disarmato» di fronte ai miti e alle icone della sinistra comunista e rivoluzionaria alla Che Guevara, come alle critiche di una sinistra tenue un po' sedotta dal neoliberismo.

Era un vero intellettuale de-ideologizzato, Allende, e dunque moderno: «Non credeva nella politica che spesso schiaccia gli uomini», spiegano alcuni collaboratori che furono vicini al presidente socialista fino al tragico suicidio della Moneda davanti alla violenza bruta dei golpisti che chiuse quello che per Bertinotti resta un esperimento unico di «riformismo forte e democratico». «Allende è stato molto ammirato per la sua personalità - ricorda commosso il presidente della Camera -, ma io penso che il suo valore fosse assoluto, tanto che il suo sogno è ripreso nell'attuale politica sudamericana. Una lezione che insegna come se si hanno buone idee si può anche essere sconfitti oggi, ma domani si vince». Anche la nuova strada da imboccare per la sinistra del XXI secolo? Bertinotti ne è convinto: «Il problema è quello di convincere anche gli altri».