Bertinotti critica Amato. La difesa del Viminale: abbiamo evitato il peggio

Il presidente della Camera: "Troppe reticenze nella comunicazione, le partite andavano sospese per lutto"

Roma - E il giorno dopo, come sempre, si anima il teatrino della politica. Ognuno ha la sua accusa da avanzare, la sua recriminazione da lanciare, la sua tesi da esporre. E mentre la salma del giovane Gabriele giace ancora nella sala mortuaria dell’ospedale di Arezzo e a Ponte Milvio a Roma restano le carcasse delle moto e delle auto bruciate frutto della guerriglia scatenata dagli ultras violenti, il Parlamento, anzi, con più precisione, la Camera, nella persona del suo presidente, se la prende col governo, il Viminale e le forze dell’ordine.
A dare fuoco alle polveri è il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che prima stigmatizza «l’incertezza delle informazioni, il ritardo e la reticenza nel fornire indicazioni» su quanto era accaduto all’autogrill. Poi chiede di «appurare la verità in modo che si ripristini credibilità e fiducia». Bertinotti confessa di «considerare incomprensibile l’uso delle armi da fuoco in quella situazione» anche se assicura di non avere intenzione «di criminalizzare nessuno». Ma l’ex leader di Rifondazione arriva a paragonare la caccia al poliziotto che si è scatenata domenica sera a Roma alla caccia al romeno che sarebbe esplosa dopo l’assassinio di Giovanna Reggiani. Vicende guidate da una stessa logica, secondo Bertinotti, che è quella della criminalizzazione collettiva di una categoria o addirittura di un popolo. Bertinotti conclude con l’ultima stoccata per il governo: «Io avrei sospeso le partite semplicemente per lutto, per un atto di rispetto per una tragedia». Posizione quest’ultima condivisa da molti sia nella maggioranza sia nell’opposizione.
Le parole del presidente della Camera non devono aver fatto molto piacere al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che poco più tardi, indirettamente, replica prima di tutto assicurando il suo «pieno sostegno agli inquirenti perché sia fatta, come ho sollecitato ieri a caldo, totale chiarezza sull’uccisione di Gabriele Sandri». Amato poi garantisce il pieno appoggio del Viminale al capo della Polizia Antonio Manganelli per la sua «gestione dell’ordine pubblico, che io ho condiviso», dicendosi convinto che le decisioni prese «hanno evitato che a quella tragedia seguissero esiti ancor più drammatici». Infine Amato sottolinea «l’estrema gravità» dei disordini scoppiati in varie città, auspicando che si «individuino uno a uno i responsabili dei gravi scontri di ieri a Roma, Milano e Bergamo». Amato sarà questa mattina alla Camera per approfondire i gravissimi episodi di domenica. Sulla necessità di trovare la verità interviene pure il Guardasigilli, Clemente Mastella, che chiede pure «punizione esemplare per la guerriglia ultras».
Alta tensione dunque fra le massime istituzioni dello Stato. Non stupisce quindi la grande preoccupazione espressa da Giorgio Napolitano. Dal Qatar, dove si trova in visita, il capo dello Stato fa sapere di essere «molto preoccupato in particolare per la tragica morte del giovane romano e poi per le scene di gravi violenze». Per Napolitano però «è importante che non si confonda l’Italia con immagini ed episodi di violenza».
Dal centrodestra piovono critiche per la mancata sospensione del campionato. L’ex ministro del Lavoro, il leghista Roberto Maroni, chiede addirittura uno stop «indefinito». Il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, parla di «gravissimi errori politici del governo». Il leader Udc, Pierferdinando Casini, critica «i troppi politici che attaccano i poliziotti invece di prendersela con i deliquenti e i teppisti che distruggono l’Italia».