Bertinotti e Casini: il governo è morto Veltroni: così legge elettorale a rischio

Il dibattito sulla legge elettorale tiene banco. Partiti piccoli in fibrillazione perché temono un accordo Pd-Pdl contro di loro. Dure critiche al presidente della Camera anche dal leader del Pd

Roma - La sortita del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che oggi in una intervista ha parlato di fallimento dell’attuale governo di centrosinistra e ha paragonato Romano Prodi a un "poeta morente", non è piaciuta agli alleati: Clemente Mastella e Rosy Bindi in testa. "Questo linguaggio è una caduta di stile che da Bertinotti non mi aspettavo", ha detto il ministro della Giustizia commentando l’intervista. "Bertinotti è ingiusto rispetto al presidente del Consiglio e del governo. Se vogliono lamentarsi, allora dovrei lamentarmi anch’io... ma la coalizione deve convivere sia con i massimalisti che con i partiti di centro".

Veltroni: "Con attacchhi al governo a rischio la riforma" Ma la sortita non è piaciuta nemmeno a Walter Veltrni che critica duamenteBertinotti.  "Indebolire il governo oggi significa mettere a rischio la possibilità di varare la riforma elettorale, che è uno degli interessi del Paese". Così il segretario del Pd al termine di un incontro con il presidente della Commissione affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, ha commentato le parole del presidente della Camera. 

Mastella ha poi rincarato la dose e, a chi gli chiedeva se secondo lui il governo fosse in pericolo, ha risposto: "Se il governo è in pericolo di vita è giusto che si vada alle elezioni. Su questo io sono d’accordo con Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Se Bertinotti vuole ripetere l’esperienza del ’98 ce lo dica. Eppoi se il Prc vuole consultare gli iscritti, io faccio prima perché siamo di meno...".

Il riferimento è alla volontà di Rifondazione di consultare gli iscritti con un referendum per valutare se restare nell’esecutivo ed alla volontà di Berlusconi di andare rapidamente alle elezioni in caso di caduta del governo. Duro anche il commento della Bindi, ministro della Famiglia: "Si tratta di affermazioni gravi delle quali il presidente della Camera si deve assumere la responsabilità". "Se è un messaggio con il quale Bertinotti manda a dire che Rifondazione ha le mani libere per stare all’opposizione si tratta di un atteggiamento che non condividiamo, ma comprensibile. Se invece il Prc vuole stare al governo sappia che non ne troverà un altro più disponibile ad accoglierne le istanze, né un presidente del Consiglio più disponibile ad ascoltare", ha detto la rappresentante del Pd. "Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito... Una stagione si è chiusa", ha detto Bertinotti in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano la Repubblica. "A gennaio serve un confronto vero, che prende atto del fallimento del progetto iniziale ma che rifissa l’agenda su alcune emergenze oggettive. E viene incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità ’di sinistra’", prosegue il leader di Rifondazione. E due sono i "terreni irrinunciabili: i salari e la precarietà".

Riguardo al Pd, Bertinotti dice di voler riconoscere al partito "il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all’opposizione". Alla domanda se la stagione dell’Unione sia al capolinea, il presidente della Camera risponde: "Intellettualmente io sono già proiettato oltre".

Casini: "Da tempo diciamo che il governo ha fallito" "Con tutto il rispetto per Bertinotti, che il governo Prodi avesse fallito noi lo abbiamo detto da un pezzo. Lo dicono tutti gli italiani: non c’è un governo così distante dai problemi della gente come quello di Prodi". Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha voluto commentare l’intervista rilasciata dal presidente della Camera.

Mastella: "No a legge elettorale Erode" No ad una "legge Erode che elimina alla nascita i partiti piccoli". Mastella precisa che a lui il nome 'Vassallum' "non piace, perché mi ricorda il vassallaggio. Non abbiamo ancora visto un testo - ha detto il ministro - Dobbiamo essere chiari: se i partiti piccoli scompaiono, non è detto che i voti rimarranno nelle rispettive alleanze. Se la Lega non ce la fa, non è detto che i voti della Lega rimangano nel centrodestra". E "se scompaiono i piccoli del centrosinistra non è detto che i voti rimangano lì dove sono... A mio giudizio un sistema con un pianeta grande ed i suoi satelliti piccoli è un sistema di convivenza. Abbiamo una questione egemonica gramsciana sia nel centrosinistra sia nel centrodestra. Lo stesso ministro Bindi ha giustamente ricordato la Dc che aveva cura degli alleati... Un conto è il rispetto delle proporzioni, un conto è l’eliminazione, quasi fisica, dei partiti piccoli. No ad una legge elettorale Erode che - ha concluso - elimina alla nascita i partiti piccoli".