Bertinotti e don Gallo da ultima cena

Ci sono i «discepoli» della Sinistra a chiudere la campagna elettorale di Fausto Bertinotti che ha scelto Genova per recuperare consensi: «Non potevo che prediligere una città che, in passato con l’industria ed oggi ancora con il porto, rappresenta la storia della classe operaia italiana» dice il leader Fausto arrivando a Palazzo Ducale, dove gruppi musicali di giovani si alternano sul palco al ritmo di «Bella ciao!».
Quando il candidato premier della Sinistra l’Arcobaleno fa il suo ingresso nel palazzo dei Dogi ci sono i lavoratori dell’istituto Brignole ad attenderlo. Mentre si fa raccontare le vicissitudini dei dipendenti arriva Don Andrea Gallo con un colbacco in testa che fa pensare ad un nostalgico sovietico: sigaro contro sigaro, quello di don Gallo e quello di Bertinotti, si stringono in un abbraccio fraterno.
Poi sale sul palco, salutando «compagne e compagni» e comincia a raccontare di una campagna elettorale difficile ed atipica: «Difficile perché c’è chi come quelli del Pd hanno tentato di annullarci, facendo credere che la sinistra sia rappresentata da Veltroni, atipica perché c’è stata un’alleanza trasversale tra Pd e Pdl per tentare di annullare forze che hanno ideali e valori». Bertinotti arringa la folla, spiega che con Veltroni non ci potrà mai essere accordo e saluta come una vittoria il ritorno all’opposizione: «mai potremo dare il nostro appoggio ad un governo con quella piattaforma neocentrista del Partito democratico- prosegue-. Siamo anche consci di quanto il governo Prodi, che pure ha fatto cose buone in politica estera, sia elemento di delusione nel popolo».
Quindi i fuochi d’artificio sul G8 del 2001: «Un punto oscuro nella storia del Paese l’essere venuti meno alla creazione di una commissione d’inchiesta» e ne ha anche per il Pdl, «nessuno dimentica che Fini stava sulla tolda di comando in quelle giornate». La chiusura ha un sapore evangelico, quando vicino a Don Gallo gli porgono un filone di pane e lui lo spezza e ne da alle genti: il riferimento è al carovita, ma chissà che Bertinotti non si sia montato la testa.