Bertinotti e Prodi si mettano d’accordo su vignette e bandiere bruciate

Nella vicenda Calderoli il Governo ha mantenuto il punto, e la tempestività di Fini nel dare un segnale di distensione verso il mondo arabo con la visita alla moschea di Roma e con la contestuale convocazione di influenti rappresentanti diplomatici, è la migliore risposta a quanti a sinistra continuano a soffiare sul fuoco. Ma se Romano Prodi dalle pagine di Repubblica giudica gravissime le responsabilità governative, non di meno dovrebbe darsi una letta anche alla Stampa, dove Fausto Bertinotti, che dopo una lunga milizia politica ora è giunto a rinnegare il movimentismo di piazza, dichiara che le bandiere d’Israele bruciate nella manifestazione rappresentano una «posizione di critica» e non un atto antisemita, e che pensa «tutto il male possibile per ciò che questo atto promuove in termini di dolore e sofferenza e per le possibili interpretazioni di pulsione antisemita». È necessario a questo punto che Prodi e Bertinotti chiariscano tra di loro «oggettivamente» quali siano le distinzioni tra l’esibizione delle vignette sataniche e l’incendiar di bandiere al grido di «10, 100, 1000 Nassyria».