Bertinotti festeggia il doppio no all’Europa

da Roma

Ce n’est qu’un début, «non è che l’inizio». L’inizio di una nuova Europa, l’«Europa dei cittadini». Non poteva che essere con un richiamo al Sessantotto francese che Fausto Bertinotti festeggia il «No» al Trattato, il «No» al neoliberismo, non temendo commistioni di gioia con le destre xenofobe e impaurite del continente. Questo era il problema maggiore da superare, nella scelta fatta dalla Sinistra europea (laboratorio e dimensione continentale di Rifondazione): riuscire a far arrivare il messaggio forte e chiaro agli «euroburocrati» senza far venire meno l’orizzonte di unità europea. Quanto e come si riuscirà, presto per dirlo.
Coerentemente, il presidente della «Se» Bertinotti chiama stasera la sinistra radicale a festeggiare l’evento in piazza Farnese a Roma, proprio davanti all’ambasciata di Francia, assieme ad altri esponenti quali Marie George Buffet (segretaria del Pcf) e Lothar Bisky (presidente della Pds tedesca). Un weekend scelto ad hoc come prima uscita ufficiale della Sinistra europea: naturalmente il «gran stile» coincide con una vittoria all’inizio sperata in solitudine. Prima della manifestazione di piazza, «Se» riunirà il proprio esecutivo per due giorni, concludendo i lavori lunedì (tra i prossimi appuntamenti, anche il primo congresso che dovrebbe tenersi in ottobre ad Atene).
Far cambiare rotta all’Europa, dunque. Un obiettivo ambizioso che si materializza rifuggendo da catastrofismi e campagne antieuropee di destra. Tipo il ritorno alla lira che Bertinotti considera «una barzelletta, una cosa impossibile». Secondo il presidente di «Se» e leader rifondatore «in Italia uno strato della popolazione ha approfittato dell’euro per far crescere i prezzi e il governo ha consentito questa crescita, peraltro bloccando salari e stipendi, assumendosi una responsabilità gigantesca che ora cerca di nascondere parlando a sproposito di ritorno alla lira... ».
Opposta è la strategia della Sinistra europea: «La partecipazione e il coinvolgimento democratici al voto francese ed olandese mostrano la possibilità di costruzione di un’Europa dei cittadini e non dei poteri forti, della pace e della democrazia, della giustizia sociale e dell’eguaglianza. Dalla Francia e dall’Olanda escono chiare le richieste di un’Europa che respinge il neoliberismo... ». Per la Sinistra europea, infatti, inequivocabile è anche l’«emersione di un fatto nuovo, un europeismo di sinistra e popolare» e per questo ora la sinistra radicale «può candidarsi a riaprire il processo costituzionale europeo», organizzandosi magari anche «in una forma nuova di aggregazione». Capzioso parlare di voto contro i governi di Francia e Olanda, come hanno fatto Prodi e Amato. Per Bertinotti le due consultazioni segnano piuttosto «l’ingresso della democrazia nel processo di costruzione europea, un po’ com’è avvenuto in Puglia con le primarie dell’Unione per la scelta del candidato, poi caduta su Nichi Vendola».