Bertinotti: «Fidel è un protagonista insostituibile»

da Roma

Che il Manifesto si scagli contro chi parla apertamente di rivoluzione cubana al lumicino, ci può stare. Che Liberazione s’interroghi sulle prospettive post-castriste, anche. Meraviglia invece non poco l’elogio a tutto tondo che Fausto Bertinotti dedica al dittatore caraibico ricoverato in clinica. «Insostituibile», dice del Lider Maximo in un programma tv andato in onda ieri sera. Anzi, un protagonista della storia in virtù «del suo carisma, contrastato soltanto da un altro straordinario protagonista come Ernesto Che Guevara».
Ce n’è più che a sufficienza per far sbottare il solitamente assai tranquillo Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, che a questo punto chiede al governo Prodi da che parte stia nella vicenda. «Seguiamo con apprensione e interesse le vicende di Cuba e ci chiediamo come sia possibile che ancora oggi qualcuno, nella sinistra italiana, possa indulgere in tenerezze e sentimentalismi verso un dittatore barbaro come Fidel Castro. Noi, a differenza del presidente Bertinotti - continua Cesa -, stiamo coi dissidenti cubani imprigionati nelle carceri, con Osvaldo Payà Sardinas, premio Sacharov nel 2002 che, al prezzo delle umiliazioni e delle violenze subite nelle galere cubane, chiede una cosa semplice e chiara: democrazia e libere elezioni. Ci aspettiamo dunque una posizione chiara e netta del governo italiano che non può simpatizzare per i dittatori, ma deve scegliere la libertà dei popoli».
In attesa che Prodi e compagni si esprimano nel merito, c’è in realtà chi, a sinistra, prende le distanze da Bertinotti. Il verde Bonelli si stupisce della «resistenza di qualche alleato di coalizione a dire chiaramente che a Cuba i diritti umani sono violati». Anche il diessino Ranieri ritiene che Castro, nel tempo, abbia sperperato il credito di fiducia che gli era stato concesso. E secondo Lusetti (Margherita) «Cuba può fare benissimo a meno di Castro».
Resta il fatto che Rifondazione, Comunisti italiani e altri sono di opposto parere. Sul Manifesto si fa scendere in campo addirittura l’unico iscritto italiano al Partito comunista cubano, il cineasta Piero Vivarelli, per opporsi alle «sciocchezze della stampa italiana» su Fidel e per inneggiare «alla medicina cubana che è tra le più progredite del mondo e, fra l’altro, alla portata di tutti grazie al triunfo de la revoluciòn». Più moderata Liberazione che, in una analisi della possibile successione, ammette persino che «il dissenso ha raggiunto una dimensione senza precedenti» nell’isola.
Al fondo resta comunque la posizione di Bertinotti, che non è più solo il leader di un partito. Ma il presidente della Camera. Giusto che possa definire Castro «insostituibile»? Che possa pubblicamente elogiare la sua figura nella storia? Cesa aspetta risposte dal Governo. Ma non è certo il solo nel complessivo panorama politico italiano.
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