Bertinotti: «Fo corre per battere Ferrante»

«Con lui siamo in sintonia: sospendere gli sfratti e, in casi estremi, sostenere le occupazioni»

Sabrina Cottone

Arriva anche il compagno Fausto Bertinotti a sostenere la campagna elettorale di Dario Fo. «Alle primarie partecipiamo per vincere» spiega il segretario di Rifondazione comunista, che non nasconde di avere «una riserva» sulla candidatura dell’ex prefetto. Insomma, Fo non è un candidato di bandiera ma un anti Ferrante: «È il nostro candidato perché per storia e valori rappresenta la sinistra». E così ieri, mentre il segretario della Quercia, Piero Fassino, si intratteneva a cena con Ferrante e i volontari della Festa dell’Unità, Bertinotti animava una serata di confronto con Massimo Moratti, presidente dell’Inter e marito di Milly (anche lei, per il momento, candidata alle primarie).
E il programma di Rifondazione, che prevede tra i primi punti «sospendere gli sfratti, calmierare gli affitti e in casi estremi sostenere le occupazioni come accaduto a Roma» è in sintonia con le idee di Fo, che oggi va in visita agli immigrati che hanno occupato lo stabile di via Lecco. Bertinotti lancia il suo uomo con entusiasmo: «È una grande risorsa per dare a Milano il ruolo di capitale culturale. La città, come l’Italia e l’Europa, ha bisogno di cultura e fantasia, elementi che caratterizzano Dario Fo». E ancora: «Milano ha bisogno di un sindaco spiazzante che chieda un sovrappiù di energia e di partecipazione, che animi la società civile». Non a caso tra i modelli proposti per risolvere il problema casa c’è Action Roma, l’organizzazione che ha fatto del diritto alla casa lo slogan per numerose occupazioni: «Il Comune ha aperto un confronto e una trattativa con gli occupanti e si sono trovate soluzioni positive».
Per spaventare meglio gli alleati, Bertinotti ricorda il più celebre caso di sorpasso a sinistra e cioè le primarie per la presidenza della Regione Puglia: «Può accadere l’imprevisto e l’imprevedibile, può accadere come quando ha vinto Nichi Vendola». Insomma, Dario Fo non è uno scherzo, è una candidatura seria, serissima. Anche perché al segretario non è andato giù il colpo di mano con cui il prefetto è diventato candidato, al di fuori della discussione del Cantiere: «Abbiamo una riserva verso Ferrante, verso la modalità di costruzione di questa candidatura. E la nostra riserva si esprime con la candidatura di Dario Fo». Difficile per la sinistra mandar giù la scelta di un prefetto. E anche se Bertinotti assicura lealtà nel caso in cui Ferrante vincesse le primarie, l’imbarazzo è palese e traspare anche dall’ironia: «Noi apparteniamo a una tradizione culturale che si proponeva il superamento dei prefetti. Forse anche fare il sindaco può essere un superamento...». A scortare l’arrivo di Bertinotti un sondaggio de L’Espresso. «Possono essere entrambi candidati vincenti» è la tesi del segretario provinciale di Rifondazione, Augusto Rocchi.
Come dire che a sinistra la battaglia è aperta. E Bertinotti usa anche la polemica sull’Ambrogino con cui il Comune ha deciso di celebrare Oriana Fallaci: «È come dare il Nobel per la pace a chi fa la guerra, come darlo a Bush». Poi va giù ancora più pesante: «Il danno è per l’Ambrogino, un’onorificenza data a chi ha contribuito a esacerbare il conflitto di civiltà». Tutto a sinistra, senza moderazione.