Bertinotti insiste: «Manette contro gli evasori fiscali»

Il segretario di Rifondazione: «È intollerabile che chi falsa il bilancio possa farla franca e chi fuma uno spinello vada in galera»

Roberto Scafuri

da Roma

Tira vento del Sud, avverte in serata Fausto Bertinotti dalla piazza Dante di Napoli. «Vento di cambiamento», vento che gira, dicono i marinai, e spesso porta burrasca. Cambieranno tante cose, con la vittoria dell’Unione che il leader rifondatore considera «sicura» avendo visto in giro per l’Italia «ovunque uno smottamento di consensi verso la Cdl». Cambierà di certo la politica fiscale, e si annuncia tempesta per gli evasori navigati. Ricalcando le parole dette da Prodi in tivù, Bertinotti ribadisce che «la lotta all’evasione fiscale si può fare anche con le manette», perché è «intollerabile che chi falsa un bilancio possa farla franca e chi fuma uno spinello vada in galera...». Troppe le differenze tra «chi compie reati contro la Repubblica e chi ha comportamenti trasgressivi...».
Marosi contro chi evade e contro chi possiede ricchezze e patrimoni da «parecchi milioni di euro», come genericamente promesso da Prodi. La risacca, assicura il leader rifondatore, servirà a portare ossigeno ai ceti meno abbienti e ai ceti medi impoveriti, «prelevando dalle grandi ricchezze». Nel mirino di Giove Pluvio il «partito della rendita» difeso da una destra, accusa Bertinotti, che pretende di equiparare il «gruzzolo dei Bot dei piccoli risparmiatori con grandi redditieri, i quali con plusvalenze e capital gain hanno accumulato ricchezze in grado di tentare scalate come quelle dell’estate scorsa...». Anche sull’Ici il leader rifondatore tiene a precisare il taglio diverso della proposta fatta da Prc nel 2000 e quella giunta a fine campagna elettorale da Berlusconi. «Siamo per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa - spiega -, ma vale soltanto per una casa di uso, ordinaria, non per tutte: se hai un appartamento di 80-100 metri quadri è giusto non pagare l’Ici, ma se ne hai uno di 700 metri quadri al centro di Roma in un palazzo signorile, quella è una reggia, una villa patrizia, un patrimonio, devi pagare...». Perciò Bertinotti trova «incredibile, demagogica e curiosa» la proposta da parte di un governo che per cinque finanziarie ha bocciato l’abolizione dell’Ici chiesta da Rifondazione. Le alternative sono poche e, dato che «l’Ici è una tassa comunale, senza la quale i comuni non potrebbero fare gli asili, avevamo trovato una soluzione pensando a una tassazione sugli alloggi sfitti e sulle grandi proprietà». Insomma, è un discorso di «giustizia sociale» che nulla c’entra con la «demagogia che vuol favorire come al solito i ricchi e i grandi possidenti».
Ma se Bertinotti prevede il giro di vento, non è altrettanto facile predire gli smottamenti dalle sue parti. Il segretario boccia ancora una volta la possibilità di entrare al governo come vicepremier: «Non accetterei, non ho curiosità di quest’esperienza». Ma con un buon risultato di Prc «non ci sono ministeri a noi preclusi». Della presidenza della Camera dei deputati, com’è noto, non se ne parla adesso, però è sicuro «che non sarò io ad aprire da segretario il prossimo congresso di Rifondazione». Anche perché Prc si avvia a partecipare, a giugno, all’Assemblea costituente della sezione italiana del Partito della Sinistra europea, che aspira a diventare una diversa modalità di unione della sinistra. «Un nuovo soggetto politico che nasce dalla convergenza tra Prc e altre esperienze della sinistra, movimenti, associazionismo, sindacato...», spiega. Per Rifondazione falce e martello non si toccheranno, «simbolo del nostro referente privilegiato, il lavoro». Né si toccherà «il riferimento a Marx», e neppure «lo strumento-chiave del conflitto delle classi». Se si deve stare «con Marx», nel tempo stesso però «non si può non andare oltre Marx», aggiunge.
È chiaro però che le acque del cambiamento agiteranno in profondità anche Rifondazione, dove le minoranze trotzskiste già affilano le armi per dare battaglia. Proprio ieri Marco Ferrando ha ribadito la sua contrarietà a un governo Prodi fortemente condizionato da Confindustria e Vaticano, un «compromesso storico bonsai» capace di affogare qualsiasi lotta, «per i lavoratori o per i diritti civili». Così Ferrando ha affermato nel confronto a Radio radicale con Marco Pannella. Lasciandolo, incredibile a dirsi, senza parole.