Bertinotti: «Lasciate in pace i lavavetri»

da Roma

A spaccare il centrosinistra, questa volta, ci pensa il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che dalla festa dell’Udeur a Telese boccia senza mezze misure l’ordinanza sui lavavetri del sindaco (diessino) di Firenze, Leonardo Dominici.
Una polemica da cui preferisce tenersi fuori, dice, anche se con poche parole la discussione la infiamma ben benino: «Per cultura e lunga esperienza dubito sempre quando la severità interviene sugli ultimi. Preferirei - conclude - che la tolleranza zero fosse nei confronti del racket piuttosto che nei confronti dei lavavetri».
Una cannonata che nella maggioranza riapre la ferita aperta sul tema della legalità e della sicurezza. Fatalità quei temi di cui, nei giorni scorsi, il candidato in pectore alla guida del Pd, e sindaco di Roma, Walter Veltroni, aveva chiesto la «riappropriazione» strappandoli alla destra. Il primo a rispondere è il «padre» del provvedimento, Graziano Cioni, assessore alla Sicurezza di Firenze, che esprime «grande rispetto per il presidente della Camera» ma, si chiede, «di fronte alle aggressioni giornaliere che le vittime del racket fanno ad anziani e donne, al mio posto cosa avrebbe fatto?». Comunque, chiarisce, «le vittime del provvedimento non andranno in carcere». Dopo il carico da undici di Bertinotti, critiche arrivano anche dal governo. Il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, ricorda a tutti che «le misure di sicurezza più certe, quelle che danno migliori risultati, sono quelle dell'integrazione», in coro con il collega dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, per cui «non esiste sicurezza senza solidarietà». A metà del guado si ferma il perplesso guardasigilli, Clemente Mastella: «Va combattuto lo sfruttamento - sottolinea -. Agli incroci sarebbe opportuno che non ci fossero lavavetri, poi di qua a ritenere che questo sia un reato francamente non lo so». Non devono essersi parlati col ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che anche se interviene da Telese, la pensa in maniera opposta: «Ho apprezzato l'iniziativa di Firenze - dice - perchè già da Ferragosto avevo sottolineato l'importanza di creare un clima di legalità anche sulle piccole cose, perchè questo contribuisce a fare sentire i cittadini più sicuri».
A dividere ulteriormente la maggioranza ci pensa il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc), che batte il tasto dell’integrazione e boccia l’ordinanza, una «scorciatoia propagandistica», «sbagliata e probabilmente incostituzionale». Con l’effetto, dice, di «sviare» le forze di polizia da compiti più importanti e «di criminalizzare i poveracci». Un’idea su cui però è in totale disaccordo, Massimo Donadi (Idv), per cui «non c'è da farne una questione di solidarietà o di accoglienza» visto che «l'azione è riconducibile solo ed esclusivamente all'ambito della sicurezza e della tutela dei cittadini».
Al ministro Ferrero fa sponda il Pdci per cui l’iniziativa è solo «demagogica e populista», mentre va giù duro il sottosegretario agli Esteri, Vittorio Craxi, per cui l’ordinanza è figlia di «una giustizia forte con i deboli e debole con i forti», e De Palma (Prc) minaccia in caso di un suo mancato ritiro «di pulire i vetri ai semafori». Il centrodestra invece sposa in toto l’ordinanza. «Finalmente la sinistra dà ragione alla Lega», commenta Roberto Maroni. Che prosegue: «Adesso c'è clamore perchè lo fa un'amministrazione di sinistra. Quando lo abbiamo fatto noi, siamo stati accusati di essere dei beceri razzisti». Da Forza Italia, il presidente del Copaco, Claudio Scajola, ricorda che «il problema è legato all’immigrazione clandestina», mentre Isabella Bertolini, punta il dito contro «lo smantellamento della Bossi-Fini».
E se da An Maurizio Gasparri accusa la sinistra di essere dei «pagliacci alla ricerca di consenso», Grimoldi (Lega) e Picchi (Fi), annunciano proposte di legge che ricalcano l’ordinanza di Firenze. Sondaggio Sky Tg24: l’83 per cento degli italiani è favorevole a sanzioni dure contro i lavavetri.