Bertinotti: "No a leggi d'emergenza"

Il presidente della Camera chiede alla politica e allo stato di "prevenire e reprimere le violenze", ma avverte: "Si può reprimere nel giusto. La forza dello stato di diritto non è che è più buono, è che è più intelligente"

Roma - La risposta ai problemi della sicurezza non è la legislazione di emergenza: ne è convinto Fausto Bertinotti, secondo il quale "nel diritto, ogni volta che abbiamo adottato una legislazione di emergenza, dopo dieci anni ce ne siamo pentiti". Il presidente della Camera, intervenendo a 'Otto e mezzo' su La7, chiede alla politica e allo stato di "prevenire e reprimere le violenze", ma avverte: "Si può reprimere nel giusto. La forza dello stato di diritto non è che è più buono, è che è più intelligente". A Bertinotti piace il "modello Pisa", dove, ricorda, "c’erano 700 nomadi e due o tre bambini che andavano a scuola. Ora tutti i bambini vanno a scuola e si sono trovate anche soluzioni lavorative" per i rom. Insomma, sintetizza, "accanto a ogni forma di repressione ci deve essere una forma di accoglienza, di integrazione".

Governo e riforme, svolta mancata "Penso che il governo in carica e la sua maggioranza debbano ritrovare una ragione per proseguire un cammino partendo dal programma: continuo a pensare che questo governo abbia un compito che può continuare a svolgere". Lo dice il presidente della Camera: "Con questo governo si doveva determinare il cambio, ma il governo della grande riforma non si è dato e il cambio non c’è stato". Bertinotti osserva che "il governo il brodino lo ha già preso". Poi sostiene: «Anche dal punto di vista istituzionale, sarebbe cosa buona e giusta che un governo durasse una intera legislatura per essere valutato alla fine di un tempo congruo per realizzare la propria politica. Personalmente, penso che il governo in carica e la sua maggioranza debbano ritrovare una ragione per proseguire un cammino partendo dal programma. Continuo a pensare che questo governo abbia anche nella quotidianità un compito che può continuare a svolgere".

Il programma Bertinotti ricorda che tra «gli elementi di forza» dell’Unione c’era anche "un programma definito così puntigliosamente. Si doveva determinare - prosegue - un periodo riformatore, un cambio. Ma questo cambio, il governo della grande riforma, non si è dato. Il governo Prodi ha fatto grandi riforme, tra cui il ritiro dall’Irak e la legge sulla sicurezza nel lavoro, ha emanato provvedimenti interessanti e ha complessivamente attuato una politica di contenimento dei guai. Però - conclude - il cambio non c’è stato".

Finché c'è vita "Finchè c’è vita c’è speranza. Ci sono ancora delle cose da fare alla portata di questo governo": così il presidente della Camera Fausto Bertinotti risponde a chi gli chiede se sia convinto che il Prc abbia vinto la scommessa nel partecipare alla maggioranza dell’Unione. "Ci sono ancora - sostiene - risultati da aspettare. Temo però che ancora la grande speranza riformatrice non si sia determinata tanto che, siccome credo che questo governo possa lavorare fino a fine legislatura, penso sia dovere della maggioranza provarci e riprovarci per arrivarci. A quel punto si farà un bilancio non solo per il Pd, come sostiene Veltroni, vedendo se sarà indotto a riposizionarsi strategicamente o magari a correre da solo, ma anche per la sinistra che sarà chiamata a una riflessione strategica".