Bertinotti: non sono alternativo a Prodi

da Roma

In che cosa differisce il programma di Fausto Bertinotti da quello di Romano Prodi? Banale la risposta di Massimo D’Alema, che su «liberalizzazioni e politica estera» prevede «discussioni serie» nel caso che l’Unione andasse al governo. Il leader rifondatore sa però scompaginare i giochi e lo dimostra anche ieri, presentando il suo programma «concorrenziale» per le primarie. Una ritrovata volontà di partecipare alle responsabilità di governo. «La differenza - spiegherà in sintesi Bertinotti - è che io propongo un’interpretazione di sinistra...». Non solo analisi critica e massimalismo, allora. Il ritiro dall’Irak va inquadrato, per esempio, in «una politica del disarmo e di riduzione delle spese nella quale la pace sia attuata non solo perché non c’è la guerra». Oppure, in economia, «non basta correggere le politiche neoliberiste, perché la crisi del Paese è così profonda che si richiede una discontinuità radicale». Dunque, direzione di marcia verso l’«economia sostenibile» da realizzare attraverso «la rivalutazione dell’intervento pubblico». Politiche da centrosinistra dei primi anni ’60, per intenderci, alla Riccardo Lombardi. Forse più difficili da contrastare, per D’Alema e i liberalizzatori cosiddetti «riformisti».
Ma se Bertinotti passa dall’«alternativa» alla «concorrenza» con Prodi e il resto dell’Unione, da ieri giocoforza esiste pure un’«alternativa» in «concorrenza» con Bertinotti. Altro che il ragazzo del salotto buono Ivan Scalfarotto o la famiglia ambientalista rappresentata da Alfonso Pecoraro Scanio. L’unico che potrà dare disturbo al leader rifondatore, portandogli via un po’ di preferenze dei giovani new global, è il «ragazzo con il passamontagna», candidato senza volto e senza nome. Il segno distintivo sta proprio nel passamontagna arcobaleno che, sfidando il caldo romano, il giovane disobbediente mantiene a dispetto degli avvertimenti che Vannino Chiti gli aveva lanciato.
«C’è un signore con un nome piuttosto strano, non capisco se Vannino è il nome o il cognome, che ha minacciato di farmi arrestare... È un problema», risponde l’anonimo sfoggiando doti ironiche. Emulo del subcomandante Marcos, il rivoluzionario del Chiapas amico di Bertinotti «che pure il governo messicano ha dovuto ricevere con il passamontagna», il giovane si dichiara simbolo vivente di «milioni di persone che quotidianamente non vediamo» e si presenta ieri pomeriggio alla sede del Comitato per le primarie in piazza Santi Apostoli con un carrello da supermercato ricco di 12mila firme. Dopo faticosa trattativa, il gruppo viene ricevuto dal presidente dell’ufficio tecnico-amministrativo Oliverio, e dal tesoriere Chiocchetti. Il «ragazzo con il passamontagna» avrebbe consentito a toglierselo, negli uffici, dicono gli uomini del Comitato organizzatore. Diversa la versione dei disobbedienti, che pur di presentare il loro anticandidato cedono su un altro punto. Sarà una sua amica, Simona Panzino, a fargli da prestanome per le primarie, considerato che la politica tollera persino certi mezzibusti, ma l’uomo senza volto proprio no.