Bertinotti pretende un poker di ministri e spiazza l’Unione

Il leader Prc chiede a Prodi di «rifondare» Istruzione, Cultura, Economia e Giustizia. Nel mirino anche la presidenza della Camera

da Roma

Il ministero della Giustizia a Giuliano Pisapia, che sarebbe «un ottimo Guardasigilli». Lo sdoppiamento dell’Economia, con la nascita di un ministero della Programmazione economica, cavallo di battaglia della politica rifondatrice di governo. La carica innovatrice di un dicastero dal profilo avveniristico, la Cultura (dai beni culturali al servizio pubblico radiotelevisivo, alla tutela di beni naturali come l’acqua). Infine, una new entry: l’Istruzione, per smantellare la riforma Moratti e rifondare anche la scuola. Fausto Bertinotti non è leader che tema le sfide, e ribadisce la richiesta di ministeri che abbiano «un peso o un futuro o tutti e due».
Quel che appare certo, in caso di vittoria dell’Unione con un Prc assestato saldamente sul 6 per cento, è che non ci si accontenterà del classico «piatto di lenticchie». Una variabile al poker ministeriale è legata alla partita delle cariche istituzionali, qualora l’Unione convergesse sul nome di Bertinotti per la presidenza della Camera dei deputati. Un traguardo cui il leader rifondatore non ha fatto mistero di essere affettivamente e politicamente interessato (fu la carica assunta da Pietro Ingrao, oggi nume tutelare di Prc), prima di chiudersi nel più stretto riserbo. Ma alla prima poltrona di Montecitorio ambisce anche il presidente dei Ds, Massimo D’Alema, nel caso in cui il ministero degli Esteri gli fosse precluso dal segretario Fassino. O nel caso - molto arduo, in verità - che si creassero le condizioni per una sua candidatura al Quirinale. Con D’Alema alla Camera, però, le cose si complicherebbero per dare il giusto peso al terzo o secondo partito della coalizione (dipende dalla costituzione o no del Partito democratico dopo le elezioni). E l’opzione dei quattro ministeri a personalità di area rifondatrice potrebbe diventare la scelta obbligata di Prodi.
In ogni caso, come Bertinotti ha ricordato durante tutta la campagna elettorale, Rifondazione sarà la sentinella del profilo riformatore dell’Unione. «Per noi è fondamentale che il centrosinistra risponda all’attesa di cambiamento che c’è nel Paese». Una politica che si prefigge soprattutto di colpire il «partito della rendita», quello che «negli ultimi due anni si è messo in tasca almeno 10 miliardi di euro, senza versare una lira all’erario», come ha detto Bertinotti ricordando le «plusvalenze da fantascienza».
Riguardo invece a eventuali politiche mirate nei confronti di Mediaset, in un’intervista a Italia Oggi il leader rifondatore ha dichiarato che «non ci sarà alcuna ritorsione ed è saggio prenderne atto. Certo, la Fininvest si è molto giovata delle ultime leggi che hanno favorito la rendita in Italia con la concessione di esenzioni totali sulle plusvalenze realizzate. Qualche riforma fiscale, quindi, deve pure aspettarsela. Ma non sarà certo un provvedimento contro Mediaset, perché riguarderà un po’ tutti i grandi gruppi: Fiat, Caltagirone, Enel e tutti quelli che hanno realizzato plusvalenze enormi e completamente libere da imposte».
A proposito del conflitto di interessi Bertinotti ha affermato che vorrebbe «una legge più in sintonia con la cultura europea: personalmente sono per l’incompatibilità tra la proprietà di grandi aziende che abbiano un rapporto diretto con le politiche dello Stato e gli incarichi elettivi. Ma sono apertissimo a una soluzione meno drastica, meglio se concordata con tutti. Senza però farsi immobilizzare, come avvenne colpevolmente al centrosinistra nella penultima legislatura». Per i magistrati il leader di Prc auspica il ripristino dello «stato di diritto», restituendo «autonomia» alla magistratura. E se contraddice Prodi e la sua ricerca della felicità, in quanto «la politica ha già un bel daffare per creare le condizioni per non essere infelici, la felicità va lasciata alla ricerca dei singoli», nella vigilia elettorale Bertinotti dedica una battuta anche al suo rapporto con Silvio Berlusconi: «È un buon presidente del Milan, mi piacerebbe molto che si dedicasse solo a questo».