Bertinotti spara su Rutelli: «Non vede i guai del Paese»

«Scempiaggini le nostre proposte? La Margherita più sensibile ai bisogni dei possidenti che dei bisognosi»

Roberto Scafuri

da Roma

Essendo quello il luogo privilegiato della «piacioneria», man mano che si avvicinano le elezioni Francesco Rutelli torna a dare il meglio di se stesso. Come un cane da tartufi, sa disseppellire ogni chicca che può distinguerlo dal resto della compagnia. A cosa miri è chiaro, e lo stesso capo della Margherita lo rende noto presentando l’ultima «scoperta», il professor Domenico Fisichella, già vicepresidente del Senato ed ex uomo di spicco di An. «Il suo ingresso nella Margherita è il più bel messaggio che possiamo dare agli elettori moderati delusi...».
Da Fisichella all’Irak, Rutelli s’affanna a scoprire quanto «si siano avvicinate» le posizioni di governo e centrosinistra. «Il ritiro ci sarà e lo decideremo un momento dopo l’eventuale vittoria elettorale - dirà più tardi in tv - e non significa abbandono della transizione irachena, perché rimarrà nel tempo a venire una presenza dell’Italia, penso all’addestramento e alla ricostruzione...». Dopo aver stuzzicato l’altroieri la Rosa nel pugno sui Pacs e Bertinotti sulla politica economica, Rutelli definisce pure «cialtronesca» la contestazione della fiaccola olimpica sponsorizzata dalla Coca-Cola (contestazione per i metodi utilizzati dalla società in Colombia e appoggiata in Italia da new global e Prc, che a Torino è diventata anche una manifestazione «no Tav»).
Ogni freccia lanciata è una piccola ferita agli alleati. Così il verde Cento deve ricordare «all’amico Rutelli» quanto siano «diverse, alternative e incompatibili» le posizioni del governo e quelle dell’Unione sull’Irak. Più profondo è il solco che il capo della Margherita scava tra sé e il secondo partito della coalizione. A Fausto Bertinotti non è andato per niente giù il termine «scempiaggini» utilizzato con leggerezza da Rutelli sui temi di disaccordo. «Rutelli non vede i problemi drammatici del Paese», commenta il leader rifondatore. Preoccupato soprattutto perché «Rutelli, demonizzando proposte come tutte discutibili, sembra voler sbarrare la strada in realtà a soluzioni progressiste di problemi drammatici. L’obbiettivo principale sembra essere quello di rassicurare i ceti moderati, mostrando di essere più attento alle paure dei ceti possidenti che alle ragioni dei ceti bisognosi...».
Insomma, Bertinotti vuole rimettere l’alleato almeno sui binari del programma unionista. Perciò, dice, «lasciamo stare la requisizione delle terze case», anche se Rutelli sembra voler «eludere il dramma sociale degli sfratti». E si lasci perdere anche la patrimoniale, «neppure proposta per evitare strumentalizzazioni». Però, sostiene il capo della sinistra antagonista, «resta il gigantesco problema dell’evasione fiscale e del sistematico privilegio, nell’attuale sistema fiscale, della rendita finanziaria e dei grandi patrimoni rispetto a salari, stipendi e pensioni». Il tema all’ordine del giorno, insiste Bertinotti, «è allora se una nuova politica economica deve attaccare o no a fondo il privilegio della rendita. Noi pensiamo di sì...».
Rutelli tenta di sfuggire utilizzando infingimenti retorici. Secondo Bertinotti «alzare cortine fumogene contro falsi scopi serve solo a nascondere l’asprezza sociale della questione». Così pure, «che senso ha sventolare i Pacs quando l’intera Unione ha scelto la regolarizzazione giuridica delle unioni di fatto?». Su quest’altro tema la Rosa nel pugno è in sollevazione contro Rutelli. «È lui che dice scempiaggini», insorge il senatore Biscardini. Daniele Capezzone si augura che il capo dl «voglia presto correggersi e scusarsi con i milioni di donne e di uomini, eterosessuali o omosessuali, interessati alla conquista di un nuovo diritto civile, che è per noi punto irrinunciabile del programma dei primi cento giorni del nuovo governo». Secondo Capezzone «Rutelli e Fioroni si candidano a fare le guardie svizzere e sono più ruiniani del cardinale Ruini». Ma soprattutto hanno «un altro obbiettivo, quello di mettere in difficoltà Prodi. I Ds lasceranno fare?...». A pensar male si fa peccato. Ma, se fosse vero, l’aria pre-elettorale qui c’entrerebbe poco o nulla. Quello che respira Rutelli a pieni polmoni è già il profumo del «dopo-elezioni»: quando Romano Prodi sarà solo con gli alleati, il girarrosto acceso e proprio nulla di cui fidarsi.