Bertinotti: "Stop alle intercettazioni"

"Bandire l'uso politico delle intercettazioni. E' una violazione dei diritti individuali". Mastella: "Si può fare un decreto"

Roma - "Rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche è una violazione dei diritti individuali del cittadino e della persona, a chiunque esse si riferiscano. Sono tutte cattive". Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti risponde, in occasione dei saluti di Natale alla stampa parlamentare, sulla vicenda della pubblicazione della telefonata tra il leader azzurro Silvio Berlusconi e Agostino Saccà. "Dobbiamo uscire - sostiene Bertinotti - da questa condizione. Non c’è intercettazione buona e intercettazione cattiva, sono tutte cattive". Tuttavia, al di là della contrarietà all’uso delle intercettazioni, il presidente della Camera individua nella vicenda emersa "elementi di degrado del costume e il riemergere di fenomeni trasformistici che sono stati tanta parte della storia italiana e la cui storia è stata interrotta dalla nascita di grandi partiti di massa".

Mastella: "Si può fare una legge al più presto" In materia di intercettazioni "si può fare un decreto legge". Lo dice il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, al Senato dove partecipa ai lavori dell’aula su finanziaria e welfare. Il guardasigilli, che da tempo sollecita l’approvazione del provvedimento che punta a regolamentare l’uso delle intercettazioni, oggi propone di procedere con un decreto "purché - precisa - si rispetti l’attività investigativa dei magistrati e la privacy dei cittadini, di tutti i cittadini, non solo dei parlamentari". Salvaguardando questi "due aspetti rilevanti: uno dal punto di vista operativo, quello dell’attività investigativa e l’altro costituzionale, per la tutela dei cittadini", secondo Mastella si può agire via decreto "rispettando anche l’attività dei giornalisti che possono contare su fonti diverse".