Bertinotti urla contro la Rai ma è il re delle apparizioni tv

da Milano

«Mi raccomando: glielo lanci da almeno 10 metri d’altezza!». Abbiamo ripescato su internet un vecchio sketch di Corrado Guzzanti nei panni di Bertinotti. C’è Fausto che brandisce un gavettone destinato a Romano Prodi: «È un bello scherzo, non le pare? D’altronde la sinistra mica deve governare: la sinistra è gioco, è divertimento, è fantasia. Alabarda spaziale!».
Ebbene: ci abbiamo pensato a lungo e alla fine siamo arrivati alla conclusione. L’ultima uscita pubblica del capo della Sinistra arcobaleno - quello vero - non può che essere questa: un bello scherzo. Ma stavolta non ci caschiamo. Dovete sapere infatti che in queste ore Fausto Bertinotti si è recato davanti alla sede Rai di via Teulada per protestare contro il poco spazio avuto in tv: «No al duopolio Pd-Pdl». Esatto, avete capito bene, e per favore piantatela di ridere: è la verità. Proprio lui: proprio quel Bertinotti lì, l’onnipresente, ubiquo Bertinotti, ha chiesto «più spazio». Incredibile, no? Ecco perché restiamo convinti che si tratti di un’impagabile boutade, una fighissima alabarda spaziale.
Per rendersene conto, basta leggersi gli ultimi dati del Centro d’ascolto per l’informazione televisiva. Dunque, la storia è molto semplice. Colui che sta manifestando davanti alla Rai perché non lo invita nessuno, in realtà è il più invitato in assoluto. Dal 7 febbraio al 2 marzo 2008 Bertinotti detiene il record delle comparsate: ben 15 (Casini è fermo a 13, Berlusconi a 10). In tutto, per lui, una somma degli ascolti medi di tutti i vari programmi pari a 27 milioni e mezzo di contatti. Nell’arco di neanche un mese ha attaccato alla grande con Ballarò per poi proseguire al galoppo col Tg1 delle 20, le Invasioni Barbariche, il Tg5 delle 20, Porta a Porta del 19 febbraio, Tg2 Punto di Vista, Speciale Tg1, Otto e Mezzo, Primo Piano, Il Caffè di Rai Tre, e poi, ovviamente, Matrix, Mineo, AnnoZero, l'Infedele, e Unomattina. Che ne dite? Manca solo La Prova del Cuoco, e il palinsesto è servito. E, in effetti, l’abbiamo visto in tutte le salse: a fianco del presidente dell’Ecuador e a fianco di Alba Parietti. Sempre in diretta, e sempre, ovviamente, col solito stile party-giano: quello di chi riesce a metterti insieme il cachemire e il subcomandante Marcos, l’aroma fruttato del Dom Perignon e il potere d’acquisto dei lavoratori guatemaltechi, Ernesto Che Guevara e il principe Giovannelli. No, stavolta non ci caschiamo: il gavettone l’abbiamo schivato, mica siamo scemi. Voglio dire, come può lamentarsi per l’emarginazione televisiva, lui: l’inventore del comunismo salottiero a reti unificate, l’erre moscia più proletaria del mondo, il presidente della tele(camera)?
Ma sì, dai: dev’essere per forza un bello scherzo. Basta sentire cosa dice chi lo conosce bene. «Sessantanove convocazioni da Vespa, più di Totti in nazionale; e senza mai sbagliare l’abbinamento calzino-cravatta», scrive Aldo Cazzullo. E lo stesso Vespa dichiara: «Fausto davanti alla telecamera è come Kakà». Uno buca la rete, l’altro il video: risultato? Tutti lo vogliono. Per cui, prima di dichiararsi reietto dalle antenne, Bertinotti dovrebbe consultarsi con la moglie Lella, la stessa che ammette: «Sono io che gli tengo l’agenda: la prima serata libera è tra un mese». Che ci vuoi fare, dura la vita dei dimenticati dalla tv: appuntamento da Floris, breve sortita da Lerner, un salutino a Mentana, rendez-vous da Riotta, capatina dalla Bignardi e poi via per salotti. A discutere di gabbie salariali con Valeria Marini, a dibattere di scala mobile con Guya Sospisio, a interloquire di forza lavoro con Marisela Federici.
Del resto è stato lui stesso, il lìder Fausto, a rivelare che «andare nei salotti è una scelta di libertà. E vado dappertutto». È stata proprio questa verve stile falce caviale e martello a renderlo un vero personaggio, generalmente simpatico, certamente popolare, preso di mira anche dagli imitatori. Celebre appunto il goliardico Bertinotti-Guzzanti, il politico monello che per il gusto della burla ti fa cadere il governo: «Dovevamo votave la Finanziavia, lo so... Ma quel giovno avevamo il tavolo pvenotato alle nove da Checchino, e allova abbiamo detto: questa Finanziavia è inaccettabile!». Per questo, ripeto, stavolta non attacca. Bertinotti abbandoni dunque via Teulada, rinfoderi l’alabarda spaziale e si inventi uno scherzo migliore. Del resto, d’accordo: la sinistra è fantasia. Ma Carnevale è passato: e il primo aprile non è ancora arrivato.