Bertinotti da Volpedo

Tanto per non alimentare polemiche e con il sicuro intento di creare nuovi punti di incontro tra le anime di una coalizione poco litigiosa, Fausto Bertinotti ha pensato bene di fare un piccolo regalino natalizio a Romano Prodi. È un pensierino di sei metri per tre che servirà a mettere in chiaro le sue intenzioni su welfare, legge Biagi, pensioni, precari, morti bianche e altre amene questioncelle di poco conto che vedono il governo avanzare come un sol uomo.
Un sol uomo? Molti uomini avanzano in questo caso per volontà di Fausto Bertinotti, che intende onorare il glorioso passato di sindacalista aprendo le porte di Montecitorio ai lavoratori. E non in senso metaforico. No, qui si parla del «Quarto Stato» in persona (se così si può dire). Il «Quarto Stato» di Giuseppe Pellizza da Volpedo, olio su tela di 293X545 centimetri, che lascerà le pareti della Galleria di Arte Moderna di Milano per recarsi in visita nella Sala della Regina (vedi tu la legge del contrappasso....) di Montecitorio, dal 29 novembre al 3 febbraio. L’opera simbolo del XX secolo, il mastodontico quadro che rappresenta lo sciopero dei lavoratori, sarà il testimonial del 2008 bertinottiano: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Un tema assolutamente neutro, che piacerà molto ai centristi, a Rutelli e Dini in particolar modo e che aiuterà la coalizione a ritrovare quell’armonia persa da tempo.
Bertinotti intende così celebrare i 100 anni dalla morte di Pellizza da Volpedo e i 60 anni della gloriosa Costituzione italiana. Nella fattispecie il Presidente della Camera vuole onorare l’articolo uno della Carta, quello che recita: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro».
Visto il soggetto prescelto per le celebrazioni, si mormora che Bertinotti voglia richiedere una modifica costituzionale e sostituire l’articolo uno con il seguente: «L’Italia è una Repubblica fondata sullo sciopero».
caterina.soffici@ilgiornale.it