Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una delusione"

Intervista al presidente della Camera che fa il pronostico sul voto. E boccia Prodi: su di lui avevamo investito tanto... Poi aggiunge: nel Pd è tutti contro tutti

«Entrare qui fa sempre un po' impressione», sussurro intimidito. «Lo dice a me», risponde Fausto Bertinotti. Per accedere all'ufficio del presidente della Camera si attraversano saloni con affreschi, tappeti, arazzi, stucchi e quadri che da soli risolverebbero il problema salariale di un intero villaggio operaio. Ci sediamo nel salottino sotto un Sironi e accanto a un Mafai. Dall'altra parte della stanza un mappamondo antico e un De Chirico. Fino a qualche tempo fa Bertinotti diceva di rimanere estasiato davanti agli scioperi. Chissà se stando qui, da terza carica dello Stato, per quasi due anni, gli si sono modificati i gusti.
Si è trattato bene, eh?
«Quei quadri li ho trovati tutti qui. Non ho aggiunto né tolto nulla».
Però le piacciono.
«Alcuni no. Altri, come questo Sironi, me li porterei via».
È giunta l'ora di smammare, in effetti. Ha già fatto gli scatoloni?
«Li farò. Ho poca roba».
Non si è mai sentito a disagio?
«Un po' sì, all'inizio. Non le nego».
E poi?
«Poi ho subito la fascinazione della simbologia repubblicana. Mi sento molto vicino a Piero Calamandrei...».
Eh, vicino a Calamandrei, ma forse meno vicino agli operai veri, che si sono un po' imbufaliti con lei.
«Solo una parte».
Davanti alle fabbriche vi snobbano. Gli operai votano centrodestra.
«È vero, questo è uno dei temi fondamentali. L'ho capito a Torino, ai funerali dei morti della Thyssen».
Quando fischiarono i sindacalisti?
«Fischiarono i politici, i sindacalisti, persino la Fiom. E lì ho capito che per gli operai non esiste più il “noi sinistra”, nemmeno il “noi sindacato”. Esiste solo il “noi operai”. Si percepisce la loro solitudine».
E lei pensa di poter recuperare gli operai partendo da questa stanza con i quadri preziosi?
«Recuperarli no. Penso di poter reinventare, ricomporre una coscienza di classe che esiste. Anche se noi non la vediamo».
Perché?
«Perché studiamo solo frammenti di quel mondo».
Non capisco.
«Noi parliamo di precari, di call center, di immigrati... Non capiamo che tutti insieme formano una classe nuova, che chiede una nuova rivoluzione, come un tempo la chiedeva la classe operaia».
Mi sembra di leggere un libro di storia. Anzi: preistoria.
«Guardi che nel '65-67 tutti scrivevano che la vecchia classe operaia era morta, uccisa dall'immigrazione. Nessuno prevedeva l'esplosione del '68-69».
Siamo alla vigilia di un nuovo biennio rosso e non lo sappiamo?
«So che su questo lei può fare dell'ironia. Ma io sono convinto che sia tempo di una rivincita di classe».
E la rivincita di classe la fa la Sinistra Arcobaleno? Ma le pare possibile? Con quel nome?
«A me Sinistra Arcobaleno piace. C'è la sinistra, cioè c'è la nostra storia. E c'è l'arcobaleno, che rappresenta le forze nuove, l'ecologismo e il femminismo. Non è un tradimento delle radici, ma nemmeno un ritorno al passato».
Però state già litigando: Ferrero protesta, Marco Rizzo non vuole rinunciare alla falce e martello, i verdi fremono...
«Il nostro è un parto. E tutti i parti hanno le doglie».
Capisco l'etica della sofferenza. Ma perché un elettore dovrebbe votare un partito che sicuramente non riuscirà mai a realizzare il suo programma?
«Per far nascere una nuova coscienza di classe. Per dare forza al progetto di chi non vuole governare il sistema fondato sul capitalismo, ma vuole rivoluzionarlo».
Sento il profumo delle barricate...
«Mi piace la campagna elettorale, mi piacciono i comizi...».
Pensavo le piacesse di più la tv, a giudicare dalle presenze.
«Non faccia ironia. Siamo primi nei talk show, ma ultimi nei tg. La tv è importante. Ma lo spostamento del baricentro delle emozioni si nota nelle piazze».
E che baricentro ha notato?
«Il momento di maggiore emotività è quando si toccano i temi della persona, a cominciare dall'aborto».
Eh sì, lì c'è un bel baricentro. L'altro giorno gliel'hanno tirato in testa a Ferrara.
«Non sono mai stato così lontano dalle posizioni politiche di Giuliano, ma quello che è successo a Bologna lo trovo inaccettabile. La violenza va espulsa dalla politica».
Alitalia: dov'è l'errore?
«L'errore è stato infilarsi a testa bassa in una trattativa, prima scegliendo il competitore e rimandando a dopo le questioni politiche».
Colpa di Prodi, quindi?
«Prodi ha sbagliato nella trattativa. E poi ha sbagliato, in modo grave, ad attaccare i sindacati».
Non è l'unico errore del suo alleato.
«Sì, ho avuto una forte delusione da lui. Ci avevamo investito molto».
Che cos'è successo?
«Abbiamo commesso un errore di fondo: quel programma di 280 pagine».
Roba da ridere...
«Sì, non mi sfugge il lato divertente. Un po' naif. Però lì sotto c’è la vera ragione del disastro: pensavamo di avere trovato il manuale del governo. Come si risolve questo problema? Vai a pagina 243. E quest'altro? Vai a pagina 32. Ma non è così che si governa. Bisogna trovare un'intesa di fondo».
Quando ha capito che quell'esperienza era finita?
«A giugno-luglio. L'incontro con le parti sociali, il welfare. E pensare che sarebbe bastato poco...».
Per fare che?
«Per farci cambiare idea. Se Prodi avesse detto: alziamo l'età pensionabile per tutti, tranne per gli operai, forse...».
Lei è un inguaribile utopista. Prodi è stato sommerso da problemi irrisolti. A cominciare dall'immondizia. A proposito: pensa che Bassolino deve dimettersi?
«Quell'esperienza di governo regionale che abbiamo fatto insieme è finita. In Campania dobbiamo andare al più presto a elezioni».
Veltroni ha impostato tutta la campagna elettorale dicendo che si è liberato di voi. Questa è la novità del Pd. Non ci sono più i veti della sinistra.
«Noi il partito dei veti? E i veti del Pd?».
Che fa? Ribalta l'accusa?

«Questo sfizio voglio proprio togliermelo. Non ci sono solo i veti espressi con il no. Ci sono anche i veti silenziosi. Il silenzio dissenso».
Per esempio?
«Per esempio abbiamo fatto una proposta per detassare gli aumenti delle tariffe. Il Pd col suo silenzio lo ha impedito. Ci sono molte cose non fatte da questo governo, anche in articulo mortis, per colpa del Pd».
Chi vincerà le elezioni?
«Sicuramente Veltroni le perderà».
Perché?
«Perché con questa sua linea non entra nel profondo della società. Ci riesce meglio il centrodestra».
Eppure lui è un abile comunicatore...
«Sì, ha un'immagine molto forte. Ma resta in superficie, non fa sognare, e quindi non entra in contatto, per esempio, con la classe operaia. E poi ha un handicap».
Quale?
«La coalizione ripropone le liti del passato: Binetti contro radicali, Di Pietro, etc...».
Anche senza di voi?
«Anche di più. Noi siamo stati sempre ragionevoli».
Ragionevoli? Sembrate fuori dal tempo.
«Io sogno soltanto uno sviluppo diverso».
Sogna, appunto.
«Ma no. Per esempio: perché non è possibile uno sviluppo che parta da salari più alti e orari di lavoro ridotti?».
Perché saremmo fuori dal mercato.
«Ma no, in Germania hanno costi del lavoro più alti di noi...».
Il mondo non finisce a Berlino. E la Romania? L’India? La Cina?
«Allora le devo proprio leggere quello che dice Marchionne...».
Marchionne?
«Ma sì, me lo lasci cercare». (Si alza, scartabella per un po’ nell’armadio, si agita, poi fa chiamare una ragazza della segreteria che in due minuti esce col desiderato papiro).
Di che si tratta?
«La relazione di Sergio Marchionne all’assemblea degli industriali di Torino. Legga qui».
Leggo: «... se il lavoro diretto rappresenta il 6-7 per cento del totale del costo del prodotto le vere cause delle grandi perdite operative vanno cercate altrove...».
«Capito? Ora legga qui».
«... (ho avuto la sensazione) che i mercati finanziari cercassero avidamente lo spargimento di sangue nell’azienda...».
«Spargimento di sangue: capisce? È Marchionne che parla, non Bertinotti. Adesso legga qui».
Dice che «ritenere per definizione positive le riduzioni di organico» è una «fissazione di analisti finanziari e commentatori economici liberali».
«Adesso... No, meglio che ci fermiamo».
Lei conosce Marchionne a memoria. Dunque non vi lega solo l’eleganza.
«No, ecco, vorrei evitare quest’effetto. Mi promette che userà quelle citazioni con parsimonia?».
Che fa, si pente?
«Meglio non esagerare. Piuttosto: conosce la mia rivista? “Alternative per il socialismo”. È appena uscito il numero 5: ci trova molti dei temi trattati qui».
E una dose rassicurante di Marx e Lenin. Con tutto quel Marchionne cominciavo a preoccuparmi.
«In effetti...».
Non è che adesso mi elogia pure Tremonti?
«Ho letto il suo libro. E ho trovato nel suo pensiero una grande lucidità: vede ciò che i neo-liberisti, apologeti della modernizzazione, non riescono a vedere».
Marchionne, Tremonti... Però lei continua a dire che okkupare è giusto e rende le case migliori...
«Non lo dico in generale. Quella frase era applicata a un caso concreto, a un’esperienza reale».
Non è che lei vuole ancora far piangere i ricchi?
«Piangere magari no. Però se ridessero un po’ meno non mi dispiacerebbe».
Lei però intanto continuerà a ridere anche come ex presidente della Camera. Manterrà tutti i privilegi...
«Beh, però è giusto che chi ha servito il Paese, interpretandone lo spirito, mantenga un minimo di corredo istituzionale».
Avrà l’ufficio...
«Quello è giusto...».
La scorta...
«Quella è questione di sicurezza».
Le segretarie...
«L’ha vista quella che è entrata prima per cercare il discorso di Marchionne»?.
Eccome no.
«Sono cinque o sei come lei. Io avevo davanti due possibilità: tenerne la metà con uno stipendio più alto o tenerle tutte con lo stipendio più basso. Non ho avuto dubbi».
Tutte con lo stipendio basso.
«Esatto».
Ho l’impressione che lei ci voglia tutti poveri.
«Le segretarie le paga il partito, però».
Auto blu e benefit glieli paghiamo noi, però.
«Qualcosa abbiamo fatto qui a Montecitorio per ridurre i costi della politica».
Troppo poco.
«Ha ragione. L’ha visto questo Sironi?».
Giù le mani.
«Ah, come mi piacerebbe portarlo via...».