Bertinotti:"Tagli, governo in ritardo"

Il presidente della Camera, dopo l'affondo sul welfare, attacca un'altra volta l'esecutivo. E' la replica alla norma in Finanziaria sulla riduzione dei parlamentari

Roma - Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, dopo l'affondo sul welfare compiuto nei giorni scorsi, attacca un'altra volta l'esecutivo. Nel mirino la riduzione delle spese della pubblica amministrazione della squadra di governo del premier Romano Prodi che, con 102 effettivi, è la più numerosa della storia della Repubblica. "Sui tagli - sottolinea polemicamente Bertinotti - il governo è molto più indietro rispetto alla Camera".

Gioco d'anticipo "Noi il governo lo abbiamo anticipato. Il governo viene qualche mese dopo. Mediaticamente? La verità è incontestabile: la Camera dei deputati ha preceduto l’iniziativa del governo. Punto". Fausto Bertinotti risponde alle domande dei giornalisti e replica così a chi gli chiede se palazzo Chigi non abbia voluto "mettere il cappello", con il "via libera" alla riduzione dei parlamentari, sul tema dei tagli ai costi della politica in Parlamento: "Si possono fare molte questioni di forma. Siccome io penso che anche alla Camera dei deputati, in concorso con il Senato, la prima commissione sta lavorando a proposte di riduzione dei parlamentari, c’è sì qualche propensione, diciamo così, a invasioni di campo ma - aggiunge con un sorriso - sono questioni di carattere". 

Niente aumenti "Ogni volta che si va, come abbiamo avviato anche noi con il nostro lavoro sul bilancio, nella direzione di una riduzione dei costi della politica è inutile propendere alla polemica", sottolinea Bertinotti. "Per noi poi - ribadisce - è obiettivo praticato, perché gli aumenti previsti non li avevamo fatti. Quindi - dice riferendosi alle sollecitazioni giunte dal governo - li abbiamo anticipati". Al termine dell’incontro con i promotori della Tavola della pace, quindi, il presidente della Camera non si sottrae alle domande di chi gli chiede se ci sia stata, sostanzialmente, una corsa al primato da parte dell’esecutivo: "A noi no. Il governo viene dopo" spiega.