«Bertolaso mi usò come 007 contro gli sprechi del G8»

nostro inviato a Pavia

È il terzo uomo della Maddalena. Dopo Angelo Balducci e Fabio De Santis, assunse la guida dei cantieri del G8 dall’ottobre del 2008. Ma già alcuni mesi prima di quella data fu inviato in Sardegna da Guido Bertolaso proprio per «indagare» sui lavori. Il prezzo delle opere era più che raddoppiato raggiungendo la spaventosa cifra di 600 milioni di euro. E il professor Gian Michele Calvi, ingegnere sismologo e direttore dell’Eucentre di Pavia, fu chiamato con un obbiettivo: ridurre i costi, controllare le anomalie. Calvi accetta di parlare con Il Giornale nel suo studio all’Eucentre, centro di eccellenza mondiale per lo studio dell’ingegneria applicata ai terremoti. E risponde anche sugli appalti dell’Aquila: è il coordinatore del progetto Case delle nuove palazzine antisismiche. Nell’inchiesta di Firenze sulla Protezione civile, che ha portato all’arresto dei suoi predecessori Balducci e De Santis, non è indagato.
Professor Calvi, quando è stato nominato dal governo «soggetto attuatore» del cantiere del G8 alla Maddalena?
«Il 31 ottobre del 2008».
In sostituzione di Fabio De Santis?
«Esatto. La prima volta alla Maddalena ero andato però a giugno del 2008».
Come mai?
«Bertolaso mi aveva chiesto di svolgere una ricognizione. Voleva sapere se ritenevo possibile che le opere fossero concluse entro il tempo necessario e se tutte le carte erano a posto».
Poi cosa accadde?
«Ripresi a occuparmi della Maddalena alla fine di agosto. In un ruolo non ufficiale».
Cosa intende per non ufficiale?
«Dovevo controllare e verificare quello che stava accadendo».
Perché Bertolaso chiamò lei?
«Alla base c’è un rapporto di stima e di fiducia».
Ebbe l’impressione che il capo della Protezione civile avesse dei sospetti sui lavori e sulle imprese?
«La situazione non sembrava perfettamente sotto controllo sotto il profilo economico».
Lei era quindi uno 007 per conto di Bertolaso?
«Diciamo di sì».
Com’era la situazione economica del cantiere il 31 ottobre 2008?
«L’importo complessivo era salito a 616,5 milioni di euro, contro i 291 milioni stanziati in base ai progetti preliminari».
E il suo predecessore De Santis come stava gestendo questa esplosione dei costi per il G8?
«De Santis chiedeva alle imprese che si rispettasse l’importo di spesa iniziale, ma fece proseguire i lavori. Una scelta per me pericolosissima, perché si rischiava di costruire opere che si sarebbero bloccate all’improvviso in assenza di finanziamenti».
E Bertolaso come reagì?
«A ottobre inviò una lettera a De Santis e a Della Giovampaola chiedendo massimo rigore nell’utilizzo delle risorse e una rimodulazione degli interventi».
Cioè il capo della Protezione civile già nell’ottobre del 2008 era preoccupato?
«Chiese di sospendere tutti gli ordinativi per una decina di giorni, affinché si controllasse quello che stava avvenendo».
Lei come iniziò il suo lavoro ufficiale?
«Chiesi conto di ogni spesa».
Calvi mostra alcune carte, decine di lettere inviate alle imprese: «Si chiede di certificare prezzo fornitura basalto nero; impegno di manodopera eccessivo; il prezzo non è congruo».
Contestava anche il prezzo del basalto?
«Tutto, ogni voce».
Come fu il suo rapporto con le imprese del cantiere?
«Ci fu una dialettica molto forte, un braccio di ferro duro. Abbiamo subito contestato moltissimi aspetti di contabilità».
Di quanto riuscì a ridurre i costi?
«Li abbiamo portati a circa 380 milioni».
E come erano stati gonfiati i prezzi dei lavori fino a 600 milioni di euro?
«Erano state inserite opere non previste dai progetti preliminari».
Per esempio?
«Un centro benessere, che abbiamo eliminato».
Una Spa!
(Ride) «Sì una Spa... Poi un ponte e una strada che non erano necessari».
Cioè le imprese volevano aggiungere alla Maddalena un ponte e una strada inutili, a loro piacimento?
«Non inutili ma non necessari».
Altri esempi?
«Abbiamo ridotto i compensi dei funzionari statali».
E poi su cosa siete intervenuti?
«Abbiamo ridotto alcune maggiorazioni di costi, previste dal contratto, ma che le imprese volevano applicare a tutto, anche all’illuminazione dei cantieri, per esempio».
Cioè volevano guadagnare qualcosina anche sulle luci?
«Sia chiaro che non considero questo come un atto criminale. L’impresa diciamo che... ci prova. Ma siamo intervenuti».
Ha avuto l’impressione che qualcuno, di quelle imprese, volesse compiacerla per altri fini?
«No, credo che le imprese si rendano conto di chi si trovano di fronte».
Lei oltretutto era un tecnico, un alieno.
«Nessun tentativo di corruzione, a meno che si considerino corruzione due bottiglie di vino a Natale».
Le sono state offerte ville lussuose per l’alloggio?
«Quando andavo alla Maddalena, stavo in albergo».
Ebbe rapporti con gli Anemone?
«No, perché avevo rapporti solo con chi era sul posto».
Per essere efficienti bisogna procedere sempre per trattativa privata?
«A mio parere sarebbe meglio cambiare le procedure ordinarie, basterebbe fare riferimento alle norme europee. Più le norme sono complicate e più c’è spazio per chi vuole raggirarle».
All’Aquila come avete proceduto nel cantiere delle case antisismiche?
«Con regolare bando, la trattativa privata è stata utilizzata solo per lavori minori. Abbiamo solo imposto tempi strettissimi per presentare le offerte. Con i tempi normali a quest’ora non avremmo costruito nemmeno una casa».
Può testimoniare che non ci sono stati favoritismi negli appalti dell’Aquila?
«Metto le mani sul fuoco».
Ci sono state pressioni nelle settimane precedenti la gara?
«Sono circolate voci ma non ne conosco la provenienza».
Lo sa che lei è l'unica persona ad aver avuto a che fare con il cantiere della Maddalena che non è stato raggiunto da avviso di garanzia?
«Devo fare gli scongiuri?».
È un santo?
«Magari lo sono e non lo so».