Bertolaso non si piega: il piano va avanti

Napoli«Non arretriamo di un passo. Andremo avanti con il piano, anche senza la firma dei sindaci vesuviani». Bertolaso non si ferma nonostante il dietro front dei sindaci di Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase e Torre Annunziata, riguardo l’intesa loro proposta. «Li ho ascoltati ma non solo loro, anche le mamme vesuviane e i rappresentanti dei comitati. Abbiamo terminato di lavorare sabato notte, dopo avere scritto 8 o 9 versioni del piano, per venire incontro alle loro richieste che abbiamo accolto al 99,9 per cento», spiega il capo della Protezione civile. Accanto a lui, nella sede della Prefettura, ci sono il Prefetto Andrea De Martino e il presidente della Campania, Stefano Caldoro. «Stamattina (ieri ndr) i sindaci sono tornati e hanno comunicato la loro impossibilità a firmare il documento» ha spiegato amareggiato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Il piano prevede la chiusura della Cava Sari per tre giorni, il tempo di consentire la copertura dei rifiuti con terreno adeguato per eliminare i miasmi che si avvertono in ampie zone dell’area vesuviana. Nello stesso periodo di tempo verranno eseguiti i prelievi necessari per gli accertamenti di natura sanitaria e ambientali. Al prelievo dei campioni e alle analisi dei risultati parteciperanno tecnici inviati da Regione e Provincia e quelli scelti dai comitati. Dopo la sospensione, nella discarica di Terzigno conferiranno esclusivamente i comuni dell’area vesuviana, in cui vivono 518 mila abitanti. La discarica Sari resterà aperta fino al suo esaurimento, previsto per il prossimo anno.
Sulla apertura della discarica della discordia, a Cava Vitiello, il piano di Bertolaso prevede il «congelamento a tempo indeterminato» allo scopo di «conseguire ottimali condizioni di compatibilità ambientale e sanitaria del contesto nell’ottica della migliore tutela della salute e dell’ambiente».
Bertolaso era stato rassicurante con i sindaci e i comitati. Si tratta di «tempi lunghi per il congelamento di Cava Vitiello, non certo poche settimane. Noi avevamo proposto lo stop fino a dicembre 2011, ma per i sindaci era troppo poco e quindi abbiamo scritto sul documento: sospensione a tempo indeterminato».
Bertolaso e Caldoro avevano chiesto a sindaci e comitati «la sospensione immediata di tutte le manifestazioni di protesta, soprattutto allo scopo di consentire la bonifica della discarica e il prelievo dei campioni» ha rivelato il capo della Protezione civile. Traspare l’amarezza nelle parole di Bertolaso, riguardo il dietro front, non solo dei sindaci ma, anche dei cittadini. «Avevamo la sensazione che il documento stilato fosse condiviso non solo dai sindaci, ma anche dalle mamme vulcaniche e dagli altri rappresentanti dei Comitati».
«Ho tenuto il premier costantemente informato sull'evolversi degli incontri, ci siamo sentiti almeno 4 o 5 volte. Berlusconi si è anche commosso quando gli ho raccontato delle lamentele della popolazione» ha rivelato Bertolaso, che ha anche riferito di avere spiegato alla gente dell’area vesuviana che la Cava Vitiello non poteva essere cassata perché «è stata istituita con una legge dello Stato».
«I comitati, i sindaci, volevano che Cava Vitiello fosse eliminata ma questo non è una cosa che possa fare né io né il presidente Caldoro perché noi non facciamo parte del Parlamento ma ricordo che quando due anni fa il decreto venne convertito in legge, anche l’articolo 6 che individuava le discariche fu approvato a larghissima maggioranza sia dal Senato che dalla Camera».
Appena arrivato a Napoli e prima di tenere gli incontri in Prefettura, Bertolaso aveva voluto rendersi conto di persona della situazione rifiuti giacenti nelle strade di Napoli. Ai cittadini napoletani ha promesso. «Napoli sarà pulita entro 3 o 4 giorni. Partirà una raccolta straordinaria». Le oltre 2.500 tonnellate non finiranno tutte nella discarica di Chiaiano. «A Chiaiano non aumenteranno i conferimenti, andranno le solite 800 tonnellate quotidiane. Anche li si diceva che i miasmi avrebbero afflitto la zona ospedaliera e invece ciò non si è verificato». Le restanti 500 tonnellate che finivano solitamente a Terzigno passeranno per gli impianti Stir (ex cdr) e poi finiranno nel termovalorizzatore di Acerra. «Dicono che Acerra non funziona, invece le due linee sono perfettamente funzionanti» ha detto polemicamente il responsabile della Protezione civile.