«Bertolini, Tonti e Cunego perfetti ma lui è di un’altra dimensione»

da Stoccarda

«Franco stai tranquillo: al venerdì si soffre, al sabato si comincia a sorridere, la domenica si gode». Alfredo Martini, il ct per antonomasia, il presidente onorario della Federazione Ciclistica Italiana, il grande vecchio del nostro ciclismo si era raccomandato nei giorni scorsi con Ballerini, il suo giovane erede.
Sempre sulla graticola, sempre a dimostrare qualcosa a qualcuno (i soliti), nonostante le vittorie pesanti e soprattutto copiose: sette mondiali disputati sulle strade del mondo e tre vittorie (due con Bettini, una con Cipollini), un argento con Bettini a Lisbona, un bronzo con Paolini a Verona. Solo da Madrid e da Hamilton siamo tornati a casa a mani vuote. Tra questi successi iridati, inoltre, un oro olimpico - così, tanto per gradire - ad Atene, sempre con lui: Paolo Bettini.
È soddisfatto, Franco Ballerini, che si porta a casa l’ennesimo successo: «Sono veramente felice. E non potrebbe essere altrimenti, perché quello che i ragazzi hanno fatto vedere qui a Stoccarda è stato davvero uno spettacolo per gli occhi e per il cuore. Abbiamo interpretato bene la gara. Era un percorso difficile, insidioso, esigente, ma siamo stati bravi in ogni frangente della gara. Quello che avevamo pensato di fare, in linea di massima l’abbiamo fatto. Siamo stati bravi a cogliere l’attimo, in tutte le circostanze. Lo ripeto: sono felice per me, per i ragazzi, per la Federazione e per il ciclismo italiano, che resta un esempio, un punto di riferimento per tutti, come lo è la seleçao brasiliana per il calcio».
Sulla carta avreste dovuto incominciare a dare battaglia dal settimo giro, invece avete deciso di accendere la miccia già dal quinto...
«Questo era quello che ci siamo detti nella riunione della vigilia, poi le corse si leggono chilometro dopo chilometro e soprattutto in corsa, guardando in faccia gli avversari. Diciamo però che Bertolini e Tonti dovevano stare all’erta sin dall’inzio, entrare nelle fughe. Che in pratica non ci sono state. Allora abbiamo deciso di accendere la miccia noi».
Bertolini semplicemente spettacolare...
«Bravissimo, bravo come pochi, bravo come mi aspettavo che fosse. Ma tutti hanno fatto un lavoro esemplare e prezioso. Alessandro ha dimostrato di essere un grande professionista: mi ha dato il cuore. Avete visto quello che ha saputo fare Cunego? E quello che ha fatto Rebellin? Bravissimi».
Forse ci si aspettava qualcosa di più da Pozzato, la seconda punta designata?
«Filippo si è mosso molto bene, ha dato un prezioso contributo ed è stato anche merito suo se Bettini è riuscito a portare avanti il nostro progetto».
Una parola per Bettini...
«Ce ne vorrebbe più di una, ma sto al gioco e ne dico una: fantasia. Paolo ha tutto: cuore, testa e gambe. Nelle corse di un giorno è un vero campione, un fuoriclasse, uno dei più forti in assoluto di tutti i tempi. Ma la sua vera forza è tutta italica: genio e fantasia. Insuperabile».
Quasi quanto Ballerini.