Bertone bastona le liti e benedice l’Affresco

Ma politici e tecnici concordano: «Questa città non può più essere distrutta»

Renzo Piano, piccato per le resistenze al suo progetto di ridisegno del water front, dice «Non ci sto!» e ritira l’Affresco, ma mette in moto - che fosse questo il suo obiettivo? - un meccanismo di difesa d’ufficio, di prese di posizione, di ripensamenti che vanno tutti in direzione favorevole a quanto l’architetto aveva tracciato per il futuro della portualità genovese. Il primo a mobilitarsi - una specie di benedizione - è proprio il cardinale Tarcisio Bertone: «Benedirò il porto, ma mi verrebbe voglia di portarmi dietro un bastone come monito per chi non fa altro che litigare». L’arcivescovo di Genova, riferendosi alla polemica sul waterfront, tira le orecchie agli imprenditori e alle autorità cittadine in occasione della presentazione dei restauri della teca che raccoglie le reliquie di San Giovanni Battista. E aggiunge: «Ho ripetuto molte volte che la polemica e le liti non portano niente di positivo, ma a quanto pare nessuno mi dà ascolto». Ma segnali concilianti, dopo le dichiarazioni del sindaco Giuseppe Pericu in consiglio comunale e dell’ex governatore della Liguria Sandro Biasotti - in sostanza: «Piano ha ragione, il suo è un progetto vincente per la città» - arrivano anche dall’incontro di ieri fra il presidente della Regione Claudio Burlando e quello dell’Autorità portuale Giovanni Novi, guarda caso i due che sembravano più tiepidi rispetto all’adesione entusiasta e generalizzata al «piano di Piano». Ebbene, sia Burlando, sia Novi hanno convenuto volentieri sul fatto che si deve affrontare «una lettura dell’Affresco, mettendo in evidenza alcuni punti che necessitano approfondimenti tecnico-operativi». Burlando va ancora più in là: «Dobbiamo lavorare tutti insieme e andare aventi nella direzione indicata nell’Affresco». Un clamoroso ripensamento o piuttosto un «contentino» che sembra fatto apposta per evitare l’impressione di drastica bocciatura? In ogni caso, non si torna indietro sulla necessità assoluta di «approfondimento» che lascia aperta la porta a tutto e al contrario di tutto.
È anche vero, comunque, che al di là dell’Affresco proiettato nei prossimi trent’anni, Burlando e Novi avevano altre cose urgenti da affrontare. E l’hanno fatto, a cominciare dal Piano regolatore portuale. Entrambi, all’unisono con i tecnici e i dirigenti dell’Autorità di Palazzo San Giorgio, con i vertici della Stazione Marittima e il presidente della società Ente bacini, Carlo Vinelli, convengono sulla necessità che «il Piano regolatore non subisca ritardi e che si proceda velocemente nella sua realizzazione. In quest’ottica - prosegue il documento diffuso al termine dell’incontro - sono stati analizzati punto per punto gli interventi più urgenti da attuare nell’intera area portuale, da Voltri fino alle Riparazioni navali». Il presidente Burlando chiede, fra l’altro, ai vertici dell’Autorità portuale «di cercare di anticipare il più possibile i tempi di costruzione del terminal contenitori di calata Bettolo e del sesto bacino di carenaggio. Infine, il capo della giunta di via Fieschi sollecita anche l’Authority a individuare uno spazio acqueo dove poter far confluire tutto il materiale di risulta proveniente dai futuri cantieri del nodo ferroviario di Genova, del Terzo Valico, della gronda autostradale e dello scolmatore del Bisagno. Nel frattempo, prende posizione a favore di Piano anche il presidente della Provincia Alessandro Repetto, che si dice «dispiaciuto per quanto dichiarato dall’architetto. Mi trovo ancora una volta a constatare amaramente - aggiunge Repetto - come questa città preferisca schierarsi in fazioni l'una contro l'altra armate anziché cercare e attuare una politica di sintesi e di mediazione. Ritengo che nessun rappresentante delle Istituzioni voglia difendere interessi particolari, al contrario, il ruolo politico e istituzionale è proprio quello di trovare una sintesi ideale tra il disegno creato dall'architetto Piano, dono di cui gli siamo tutti grati e che abbiamo apprezzato fin dall'inizio, e l'impatto con la città, con il porto ma soprattutto con i cittadini». Un progetto di forte scenario - conclude Repetto - ha bisogno di una politica di grande respiro «e auspico che si abbandonino le posizioni estreme e si torni ad atteggiamenti costruttivi e democratici, che vedano l'affresco di Piano al centro di grandi lavori, ma che non si dimentichino le necessità più impellenti che in questo momento impediscono a Genova di respirare». D’accordo con le posizioni espresse dal sindaco anche l’onorevole Graziano Mazzarello (Ds): «Non c’è nessuna contrapposizione tra il Piano regolatore portuale e il disegno di Piano - sostiene il deputato genovese -, ma la città non può più essere distrutta». Originale e trasgressivo come sempre l’assessore comunale alla Mobilità, Arcangelo Merella, che propone di dar vita a «comitati del Sì» da contrapporre alle forze dei No, «cioè a gruppi di persone che animate dalla stessa passione di chi è sempre contro qualcosa, trovi la forza di incidere allo stesso modo sulle vicende della città. Se i No di allora fossero stati dei Sì, le prospettive della nostra Regione e della nostra Città sarebbero oggi assai diverse».