Bertone a Cuba: «Più spazio alla Chiesa»

La Chiesa intende accompagnare la transizione cubana che si presenta piena di incognite dopo l’avvicendamento al vertice del governo. Chiede rispetto per la libertà religiosa, l’accesso ai media per i suoi rappresentanti, la possibilità di costruire nuovi edifici di culto, la possibilità per i missionari di recarsi nel Paese caraibico. Ma non intende in alcun modo condurre una lotta muro contro muro né radicalizzare lo scontro. È questa la sintesi della missione «ufficiale e pastorale» che il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI, ha compiuto nell’isola. Ieri, a metà pomeriggio (notte inoltrata in Italia), prima di imbarcarsi sul volo che lo ha riportato a Roma, il porporato ha incontrato il nuovo presidente Raul Castro insieme alla delegazione vaticana,
Bertone ha rinnovato al fratello del «líder maximo» le richieste della Chiesa, ma anche la volontà di aiutare la difficile transizione. Che questo fosse l’intento del capo della diplomazia vaticana lo si era capito nelle ore precedenti l’incontro. A Cuba, dopo l’insediamento di Raul Castro, «potrebbero aprirsi delle porte», aveva detto il cardinale Bertone all’agenzia Sir. «Abbiamo tutti ascoltato il discorso che Raul ha fatto domenica all’assemblea... è stato un discorso attento, politico», ha proseguito il Segretario di Stato. «Raul conosce bene le difficoltà del popolo, le mancanze, le aspirazioni. Importante il riferimento a un nuovo atteggiamento sui media verso la chiesa: «Le autorità mi hanno fatto promesse per maggiori aperture sulla stampa e sulla radio, e in alcune occasioni eccezionali anche in tv». Un inizio. «Si comincia sempre dalle promesse, però speriamo in qualche apertura, perchè niente è impossibile», ha aggiunto Bertone.
«E come non ho chiesto direttamente l’amnistia per i detenuti perchè sembrerebbe una interferenza, visto che la Chiesa non impone ma propone - ha precisato - così non ho chiesto scuole cattoliche ma maggiore spazio nella formazione e nell’educazione, ossia la partecipazione alla cultura. Vediamo cosa succederà».
Durante una conferenza stampa, Bertone aveva criticato l’embargo americano, definendolo «un’oppressione per il popolo cubano», che non aiuta il popolo stesso «a mantenere la sua dignità e la sua indipendenza». Il Vaticano sa bene che l’embargo danneggia la popolazione più povera e non certo i vertici che controllano l’economia. Parole che rispecchiano la posizione della Chiesa sull’argomento, ma che comunque suonano come più forti rispetto a quelle pronunciate a suo tempo da Giovanni Paolo II. Il nuovo presidente nel suo discorso di investitura ha usato toni meno combattivi nei confronti degli Stati Uniti e la Santa sede vuole agevolare l’inizio di una fase diversa.
Lo dimostra il discorso che il Segretario di Stato ha tenuto due giorni fa davanti al corpo diplomatico, ricordando come «Cuba ha dato prova di dedizione e capacità di sviluppo». Bertone ha ricordato il ruolo internazionale dell’isola che si è andato rafforzando, ad esempio con la presidenza dei Paesi non allineati, e l’impegno nei campi della salute e dell’educazione che Cuba ha messo in atto in favore dei Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina». Ma Cuba, ha aggiunto il cardinale, deve fare ancora un passo avanti sul piano della libertà religiosa: «Uno Stato che voglia rispettare questa libertà non può esimersi dal creare condizioni propizie allo sviluppo della vita religiosa, di modo che i cittadini abbiano la possibilità reale di esercitare i loro diritti e di adempiere ai loro obblighi spirituali».