Bertone: "La legalità sia centrale nella società Solo la morale impegna a rispettare la legge"

Il segretario di Stato Vaticano: "Per vivere in una
società serena e ordinata occorre un riferimento puntuale alla
legalità". Quindi l'invito: "Bisogna riscoprire il
significato positivo e liberante della legge morale e, nello
stesso tempo, la sua incidenza sociale"

Roma - "Per vivere in una società serena e ordinata occorre un riferimento puntuale alla legalità". Durante la Santa Messa per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, ha spiegato che "la legalità si ottiene riscoprendo il significato positivo e liberante della legge morale e, nello stesso tempo, la sua incidenza sociale".

La centralità della legalità "La legge morale infatti - ha spiegato il porporato - non si pone contro la persone e le sue esigenze, ma piuttosto è al suo servizio, in quanto la aiuta a non essere dissociata al proprio interno tra la verità più profonda, che Dio ha impresso nel suo cuore, e il comportamento concreto che assume nel corso della vita". "A tale proposito - ha continuato il segretario di stato - grande è il compito della comunità cristiana: essa, in ogni sua articolazione, è chiamata a educare alla legge di Dio, ai Comandamenti. In una situazione culturale confusa e spesso sconcertante come quella attuale - ha inoltre osservato - ci accorgiamo che il riferimento alla chiesa è vivo e forte, perchè le si riconosce la capacità e l’autorevolezza per pronunciare una parola di incoraggiamento e di speranza".

Libertà assoluta senza morale "Le radici dell’illegalità risiedono soprattutto nella mancanza di una morale secondo verità - ha continuato il segretario di stato vaticano - è la moralità, infatti, che responsabilizza e impegna a rispettare la legge, in quanto fa sorgere nella persona una forza interiore che la spinge a osservare le norme". Secondo Bertone, "se però non si sceglie la morale che parte dalla verità stampata dentro ogni uomo e dunque per tutti criteri del bene e del male, si cade nella morale soggettivistica, che ha come criterio di riferimento l’individuo e la sua assoluta libertà di definire i confini del lecito e dell’illecito, del giusto e dell’ingiusto". "Questa impostazione - ha concluso il cardinale - che attribuisce all’individuo una libertà assoluta, va contro il disegno di Dio".