Bertone al meeting di Rimini: "Le tasse vanno pagate ma solo con leggi giuste"

Al Meeting di Rimini il segretario di Stato del Vaticano Bertone
interviene nel dibattito sulla
pressione fiscale. <strong><a href="/a.pic1?ID=200264">Mondo politico in fibrillazione</a></strong><strong><a href="/a.pic1?ID=200262"></a></strong>

Rimini - C’è la sfida e la provocazione di Umberto Bossi sullo sciopero fiscale ad occupare il centro della scena politica e a conquistare la luce dei riflettori. Così come ancora brucia la miccia polemica accesa da Romano Prodi soltanto alcuni giorni fa quando il Professore sollecitò la Chiesa, in maniera decisamente irrituale, a mobilitarsi contro l’evasione fiscale, attraverso un’opera di persuasione da compiersi sui fedeli con lo strumento delle omelie. Il tema fiscale, insomma, si rivela caldo e ricorrente e diventa una sorta di passaggio obbligato per la comunicazione. E, così, nel giorno in cui il Meeting dell’Amicizia di Rimini celebra la propria apertura con la presenza del cardinale Tarcisio Bertone – un vero e proprio evento visto che è la prima volta che il grande raduno ciellino affida a un segretario di Stato vaticano la Messa d’apertura – il fronte si riapre.
Il cardinale parla al popolo di Comunione e Liberazione e lo fa nello spazio pastorale dell’omelia, concentrandosi sul tema di questa edizione del Meeting: la ricerca della verità. Bertone porta al popolo di Cielle «il saluto benedicente e l'augurio del Santo Padre Benedetto XVI il quale mi ha pregato di assicurarvi la sua spirituale vicinanza».
Poi, da attento osservatore dell’attualità italiana, non si sottrae alle domande dei giornalisti che, alla fine della celebrazione eucaristica, lo sollecitano sulla notizia del giorno. La risposta dell’alto prelato si muove sul filo apparente della diplomazia. «Naturalmente come è stato già detto da esponenti della Chiesa e da me stesso, tutti devono pagare le tasse perché è un nostro dovere e questo deve essere fatto secondo leggi giuste. Il politico cristiano deve essere attento nel destinare i proventi delle tasse a opere giuste e all’aiuto dei più poveri e bisognosi».

Il segretario di Stato vaticano ricorda come anche il Vangelo indichi di «dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» e come «anche San Paolo inviti a pagare le tasse». E aggiunge che «il Salmo 71 dovrebbe essere il programma del politico cristiano: rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri. Il politico deve avere attenzione ai più deboli e poveri e far sì che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato».
La sentenza sembra inequivocabile. Ma nelle pieghe del suo pensiero si nasconde un passaggio – quel riferimento alle «leggi giuste» – che apre uno spiraglio per coloro che propugnano la liceità dello sciopero fiscale. E tanto basta ad accendere la polemica politica e l’esercizio di esegesi del reale pensiero del cardinale.

Senza scomporsi Bertone affronta anche altri temi provenienti dall’attualità politica. Il primo riguarda il focus, il canovaccio su cui il Meeting si svilupperà. Qualcuno gli chiede se la kermesse ciellina punti a trasformarsi in una cassa di risonanza per la battaglia in difesa della famiglia «tradizionale», di cui già il «Family Day» si è fatto paladino.

Il cardinale evita di entrare troppo nel merito ed elude il rischio di possibili invasioni di campo. «Il Family day è stato un grande evento, che ha fatto vedere come il popolo italiano voglia bene alla famiglia nel suo progetto originale e primordiale di Dio sull’uomo e donna e matrimonio». «Non credo - dice ancora ai cronisti - che il Meeting sia destinato a rilanciare il family day, ma chiedetelo ai suoi organizzatori».

All’insegna della prudenza è anche la risposta alla domanda di un giornalista che gli chiede se abbia maturato un giudizio sulla vicenda in cui è rimasto coinvolto nei giorni scorsi don Pierino Gelmini. «Queste cose devono essere valutate con la massima obiettività -replica il segretario di Stato vaticano- e con il rispetto di ogni persona. Ma anche con l’apprezzamento di istituzioni che hanno fatto tanto bene a persone disagiate e a rischio come quelle di Don Gelmini, di Don Picchi e di tanti altri inventori di solidarietà per i più bisognosi».