Bertrand: «Sono molto scosso Scelta che pagheremo cara»

L’esponente del partito di Chirac: «Abbiamo sempre avuto un ruolo di primo piano, ora saremo costretti ad allinearci nel plotone di coda»

da Parigi

«L’Europa è in crisi», ci dichiara il ministro francese per i problemi sociali Xavier Bertrand, che fa parte dell’Union pour un mouvement populaire (Ump), la formazione politica del presidente della Repubblica Jacques Chirac.
Che cosa pensa dei risultati di questo referendum?
«Sono profondamente deluso, sia in chiave politica sia a titolo personale. Mi aspettavo un voto diverso dai miei connazionali. Sono deluso perché la mia concezione della politica si scontra con una realtà che considero preoccupante. Avevo una certa idea del mio Paese e adesso mi accorgo che la Francia non ha saputo cogliere l’opportunità per rafforzarsi in Europa».
In che senso?
«Nel senso che questo voto sul Trattato Costituzionale rende la Francia più debole di prima. Il mio Paese ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano nella costruzione europea e adesso è costretto a mettersi nel plotone di coda. Penso che ci saranno anche conseguenze pratiche di questa situazione e che il ministro francese dell’Agricoltura si accorgerà questa settimana, in occasione dei negoziati comunitari, che la posizione della Francia è divenuta più debole in Europa».
Che cosa può fare adesso Chirac?
«Tocca a lui decidere perché tocca a lui mettere insieme i cocci della politica europea della Francia».
Perché tanto pessimismo?
«Perché noi ci aspettavamo dai nostri connazionali una reazione molto più sensibile al contenuto sociale e politico di questo Trattato Costituzionale, che è stato realizzato da una Convenzione europea presieduta da un francese come Valéry Giscard d’Estaing. Dal nostro punto di vista era in gioco la credibilità della nostra politica oltre che quella dell’Europa in quanto tale».
Come dire che il voto dei francesi è per voi una sconfessione su tutta la linea...
«Io questa sera ammetto di essere molto scosso per i risultati del referendum e ho la sensazione che il modo stesso in cui ho sempre concepito il ruolo della politica in una società moderna sia messo a dura prova dall’atteggiamento di molti miei connazionali che hanno preferito rifiutare qualsiasi passo avanti delle istituzioni europee, che hanno scelto di guardare al passato piuttosto che al futuro».
Secondo lei è possibile che questo governo, guidato dal primo ministro Jean-Pierre Raffarin, resti alla guida di una Francia in crisi?
«Io a questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: le scelte spettano al presidente della Repubblica Jacques Chirac e unicamente a lui».

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