Beruschi: sono diventato regista d’opera

Maurizio Acerbi

«Da tempo covavo il desiderio di affrontare la regia di un’opera lirica e la preziosa occasione per realizzare questo mio sogno mi è stata offerta dal maestro Sergio Rendine, direttore artistico del Teatro Marrucino di Chieti». Siamo talmente abituati ad associare il volto di Enrico Beruschi al cabaret che può sembrare quasi irriverente ritrovarlo alle prese con la lirica e con un’opera così complessa come Il barbiere di Siviglia. Invece, l’attore milanese ha già dato prova di essere all’altezza fin dal suo esordio, nel dicembre 2003, con Le avventure di Pinocchio, nel ruolo di Grillo Parlante e voce recitante. Ora, è arrivata (le repliche si esauriranno martedì), la soddisfazione della prima regia, moderna ed essenziale, priva di barocchismi e di sfarzi, in nome del risparmio.
Beruschi ammette che «si può fare cultura senza spendere capitali; ecco perché il mio allestimento, pur discostandosi dai canoni classici della rappresentazione lirica, rende ugualmente omaggio all’arte e al compositore del Barbiere di Siviglia. È vero: forse qualcuno potrà storcere il naso ma preferisco perdere dieci melomani incalliti se in cambio posso guadagnare cento giovani da iniziare all’universo della lirica». Non solo regia ma anche una partecipazione diretta all’opera di Rossini. «Sulla scena - spiega l’attore - vesto anche i panni di Ambrogio, una bella comparsa che, però, non parla né canta». Dopo le tre serate di tutto esaurito a Chieti, Beruschi si sposterà a Ortona, per l’inaugurazione di quel Teatro Vittoria, che, dopo un ventennio di inattività, riaprirà, il 4 febbraio, proprio con Il barbiere. Al termine di questa intensa parentesi abruzzese, il poliedrico artista ha in cantiere la messa in scena della commedia in milanese Quel tranviere chiamato desiderio di Sergio Cosentino. «Si tratta di una commedia dialettale; una scelta non casuale perché vorrei rendermi portavoce e promotore di questa importante tradizione linguistica».