Besta in Africa per i bimbi sieropositivi

Firmato un accordo di collaborazione con un centro di Maputo per curare le complicazioni neurologiche

La battaglia contro la dilagante piaga dell’Hiv in Africa passa anche attraverso un accordo firmato dalla Fondazione Carlo Besta e dall’ospedale centrale «Hcm» di Maputo, in Mozambico. Il protocollo d’intesa prevede una stretta collaborazione fra medici e ricercatori italiani e africani centrata, in particolare, sul trattamento delle complicazioni neurologiche che il virus provoca sui bambini.
Grazie all’accordo le conoscenze cliniche e scientifiche saranno messe in rete con l’obiettivo di migliorare le prestazioni sanitarie attraverso la valorizzazione delle risorse umane, strutturali e tecnologiche, e intervenire immediatamente proprio nel settore pediatrico dove le complicanze neurologiche causate dall’Aids nei piccoli malati hanno raggiunto livelli preoccupanti. Il protocollo rientra nel programma di collaborazione e sviluppo internazionale in ambito sanitario che la giunta regionale della Lombardia ha approvato lo scorso febbraio.
«Realizzando questo progetto - commenta il presidente della Fondazione Besta, Alessandro Moneta -, vogliamo dimostrare che è possibile mettere in rete le conoscenze cliniche e scientifiche dell’occidente, fornendo un supporto concreto alla tutela della salute nelle zone del mondo dove questa esigenza è un bisogno quotidiano. A Maputo dimostreremo che, grazie all’impegno e alla straordinaria dedizione dei nostri medici, tutto questo sarà realizzato. Credo davvero che l’eccellenza in ambito scientifico e clinico, della quale si parla, sia anche questo: la capacità di condividere esperienze umane e professionali con realtà da noi molto distanti». Realtà nelle quali oltre il 16 per cento della popolazione è portatrice del virus Hiv - la percentuale sale al 22-25 per cento nel Sud del Mozambico e nella capitale -, nella quale entro i primi due anni di vita muore un neonato infettato su due, nella quale, infine, nel trenta per cento dei piccoli sieropositivi vengono riscontrate complicazioni neurologiche.
Il progetto di collaborazione sarà coordinato da Massimo Leone, per l’istituto Besta, e da Paula Vaz, per l’ospedale di Maputo. Fra le altre cose, è prevista l’individuazione del personale mozambichiano da formare e, successivamente, l’attivazione di specifici corsi per medici, infermieri e tecnici sanitari. «Quello della formazione - conclude Moneta - rappresenta il primo grande e urgente problema di questa operazione».