Il bestsellerista bacchetta ecologisti e giudici

Il perfido Pierre Boulle 
ha dissacrato tutte le mode e i conformismi. Ora escono i suoi <em>Racconti</em> ricchi d’ironia. <em>Il pianeta delle scimmie</em> e <em>Il ponte sul fiume Kwai</em> le sue opere maggiori. Quando morì nessuno scrisse un necrologio. Eppure ebbe successo

Pierre Boulle è il classico scrittore di cui si può dire: tutti sanno chi è, anche se pochi lo hanno sentito nominare.
Alla sua morte non fu pubblicato alcun necrologio; eppure è stato un bestsellerista da milioni di copie. E un bestsellerista anomalo, di quelli che, con un pizzico di fortuna, se non vengono promossi in serie A, almeno ascendono allo status di «autore di culto». Come Philip K. Dick. Al quale, con le dovute differenze, Boulle può essere nel complesso accostato. Togliete il senso di opprimente paranoia allo scrittore americano e aggiungete ironia a profusione. Togliete un po’ di dramma e aggiungete il gusto della provocazione intellettuale. Ed ecco Pierre Boulle, l’autore francese noto a chiunque per essere l’autore di romanzi divenuti prima casi editoriali e poi immortali classici cinematografici. Due titoli possono bastare: Il ponte sul fiume Kwai (1952) e Il Pianeta delle scimmie (1963). Il nuovo capitolo di quest’ultima saga in questi giorni sta sbancando il botteghino americano. Peccato che Boulle, morto nel 1994, non possa assistere all’ennesimo trionfo derivante dalla sua fantasia. Quanto al Ponte sul fiume Kwai, racconta vicende in parte autobiografiche. Boulle infatti ebbe una vita movimentata, a dir poco, prima di ritirarsi definitivamente nella scrittura. Durante la Seconda guerra mondiale compie missioni segrete per conto della Resistenza francese. Combatte in Cina, Birmania e Indocina (riceverà due decorazioni al valore e la nomina a Cavaliere della Legion d’Onore). Catturato dai giapponesi e consegnato ai francesi collaborazionisti, nel 1942 viene condannato ai lavori forzati a vita. Nel 1944 riesce a fuggire.
Da quel momento si dedica a romanzi e racconti. La produzione è torrenziale, tocca tutti i generi ma mantiene una personalità originale perché scettica e dissacrante in tutte le direzioni. Da tempo l’editore Liberilibri pubblica le opere di Pierre Boulle. Il catalogo ormai è nutrito, e a settembre arriveranno i Racconti, un’ottima introduzione. Il tema ricorrente è l’impossibilità di tracciare una linea netta tra il bene e il male, la normalità e la follia, la ragione e la fede. Ogni forma di pensiero assolutista, come ha scritto Giuseppe Scaraffia, viene smascherato da Boulle. Ecco, provate a immaginare cosa sarebbe accaduto se Eva, rifiutate le lusinghe del serpente, non avesse mai conosciuto il peccato. Forse avrebbe compiuto orribili misfatti convinta di essere innocente... Oppure provate a immaginare a quali conseguenze potrebbe portare il dominio assoluto della scienza e dei suoi fautori desiderosi di migliorare il mondo, a esempio garantendo una eterna primavera ai poli come all’Equatore. Forse potrebbero scatenare una catastrofe... L’assurdo si annida ovunque. Un boia può soffrire di visioni così terribili da trovare rincuoranti le torture reali. Una tranquilla bevuta in un bistrot può diventare una sarabanda assassina da combattersi viaggiando nel tempo. Il santo di un lebbrosario potrebbe rivelarsi incurante di ogni contagio per un motivo diabolico, che nulla ha a che fare con la carità cristiana.
Boulle ha affrontato a modo suo, cioè con perfido sarcasmo, temi difficili e attuali come la giustizia o l’ecologia. Nel romanzo La faccia o il procuratore di Bergerac un magistrato inquirente è pronto a sacrificare la giustizia, addirittura a commettere delitti, pur di sembrare l’«Incorruttibile che non sa cosa siano paura o debolezza, e che punisce i criminali senza curarsi del proprio interesse». Troppo ardente la sete di pubblici elogi per tenere conto della verità. Sembra scritto pensando all’Italia e a certi giudici malati di protagonismo.
Straordinario è anche il romanzo Il buon Leviatano, una satira feroce che prende di mira il fanatismo ecologista. Un mostro sta per solcare i mari: una superpetroliera a propulsione nucleare, aborrita dai difensori della natura. Fino a quando, miracolo!, le acque delle turbine del Leviatano si rivelano taumaturgiche restituendo l’uso delle gambe agli storpi e la vista ai ciechi. Dall’odio si passa alla venerazione religiosa. E questo è solo la prima di una serie di sorprese destinate a rovesciare il punto di vista del lettore. Spietate le pagine dedicate alle litigiose conventicole degli ecologisti radicali. Altrettanto spietate quelle dedicate agli antiecologisti, meno numerosi ma altrettanto violenti, fieri del proprio indomito ottimismo ad onta dell’aria palesemente inquinata e delle maree nere.
Con Boulle, questa è la regola, nessuna delle nostre «certezze» dettate dalla moda e dal conformismo è al sicuro. Il che fa di lui uno scrittore indispensabile.