La Betancourt a Roma: «Che emozione quell’abbraccio al Papa»

La luce della speranza non si è mai spenta negli occhi di Ingrid Betancourt, l’ex candidata franco-colombiana alla presidenza della Colombia, sequestrata nel febbraio del 2002 dalle Farc (forze armate rivoluzionarie) proprio durante la campagna elettorale e liberata lo scorso 2 luglio. Ed è sempre stata animata da una fede profonda in tutto il periodo della sua prigionia, quasi sette anni. A riferirlo, la stessa pasionaria che, ieri mattina alle 12,30, è stata ricevuta in udienza privata da Papa Benedetto XVI, nel palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. «Incontrare il Santo Padre è stata un’esperienza incredibile, in cui non ho seguito il protocollo. Anzi, mi sono sentita di abbracciarlo e gli ho raccontato che durante il sequestro, avevo chiesto al Signore di aiutarmi a portare la mia croce e di darmi un’indicazione su quando sarei stata liberata. Un segno giunto, quando a termine di una marcia estenuante per raggiungere l’accampamento, ho sentito alla radio la voce del Papa che stava pronunciando il mio nome e chiedeva ai guerriglieri colombiani di liberarmi».
Sono state le altre vittime del terrorismo, i settecento ostaggi, ancora nelle mani della Farc, e l’obiettivo di una loro liberazione, i protagonisti dell’incontro, avvenuto poco dopo le 13,50, a Palazzo Valentini in cui il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che la ospita, ha omaggiato Ingrid Betancourt con il premio «Provincia Capitale» una scultura in legno raffigurante un melograno, simbolo della vita e della fratenità. Zingaretti si è inoltre augurato «che le venga consegnato il premio Nobel per la Pace, per aver vinto la sua battaglia nel nome della democrazia e della libertà».
A chi, nel corso della conferenza, le ha chiesto notizie su una sua eventuale partecipazione politica con una possibile ricandidatura alla presidenza per il 2011, ha risposto: «La mia missione ora è dare voce a coloro che non hanno voce, avvolti nel dolore umano della prigionia. Lotterò per la liberazione dei miei compagni.Il mio obiettivo è costruire un’équipe che riesca a creare un dialogo con i guerriglieri e che tocchi il loro “cuore duro”, seminando via sentimenti di odio e vendetta per lasciare spazio all’amore e al perdono. Ho sempre riconosciuto il loro diritto a essere diversi, ma ho pregato affinché capissero il mio diritto alla diversità. In cambio ho ricevuto però il loro rifiuto, del cibo, di un saluto, di un sorriso». Nell’agenda della Betancourt, che ha precisato che «mi sarebbe piaciuto incontrare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi», è previsto anche un colloquio con il ministro degli Esteri .