Betori: "Donna libera di non abortire"

Il segretario generale della Cei chiede "piena attuazione" della legge 194 e "appoggi consistenti per chi
aiuta la donna che deve essere libera di non abortire. "Favorire un clima culturale che faccia percepire la gravità dell'atto"

Roma - Una piena attuazione della 194. Mentre "una sottile vena anticlericale" riesce sempre ad "acquistare qua e là credibilità", il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, torna ad apellarsi alla politica in tema di aborto. Un appello per chiedere maggior spazio "per chi aiuta la donna che deve essere libera di non abortire".

L'appello di Betori Il segretario generale della Cei chiede "piena attuazione" della legge 194 (in particolare negli articoli 1, 3 e 5, ndr) e "appoggi consistenti per chi aiuta la donna che deve essere libera di non abortire". L’appello giunge a conclusione del consiglio permanente della Cei, durante il quale si è discusso anche della proposta di moratoria dell’aborto. Secondo Betori la proposta andrebbe, infatti, chiarita a diversi livelli "C’è l’invito a immettere nella Carta delle Nazioni Unite il concetto della protezione del concepito - ha spiegato Betori - in secondo luogo vanno appoggiate le azioni internazionali che ostacolano l’aborto imposto da parte di governi che vogliono pianificare le nascite". Non solo. "In Italia si deve far sì che l’aborto diventi sempre meno fino a non esserci più - ha aggiunto - infine occorre favorire un clima culturale che faccia percepire la gravità dell’aborto, non come diritto ma come una sconfitta da evitare, per la donna, per la famiglia e per la società".

"La fede rischia irrilevanza" Atei devoti e cristiani adulti sono entrambi frutto di letture riduttive del Vangelo. In Italia queste letture mettono "la fede cristiana alla prova". Il rischio è quello di "una duplice forma di irrilevanza". "Da un lato - ha sottolineato Betori - si è tentati da una sorta di ’criptodiasporà, che esaurisce l’agire ecclesiale all’interno delle comunità, privando l’annuncio della sua dimensione pubblica e sociale e confinandolo negli spazi dell’intimismo e dell’individualismo. Dall’altro, si fa strada una lettura del cristianesimo come "religione civile", che toglie all’evangelizzazione la sua nota di eccedenza rispetto a ogni ideologia meramente umana". La via per superare questi rischi è lo sviluppo del "progetto culturale orientato in senso cristiano" che la Cei considera un "fattore organico" alla sua struttura. "In una stagione caratterizzata da un generalizzato discredito nei confronti dell’azione politica è necessario tornare a suscitare passione e interesse verso questa eminente forma di carita" attraverso un rigoroso tirocinio, che punti alla riscoperta del volontariato e all’acquisizione della competenze necessarie per operare con frutto in tale ambito.