Betta, quando la fatica è dolce come le brioches che fa mamma Piera

Betta non è cresciuta golosa, ma sportiva. Oggi che sta partendo per la sua seconda olimpiade, capovoga nel duo di Canottaggio, Miss Sancassani può dire di averla scampata bella. Fra ventagli, cannoncini, fiamme e bigné la tentazione poteva essere forte. E invece ai dolci ha preferito da subito il calcio, fino a 13 anni. «Poi, con i maschi non avrei potuto più giocare, la squadra femminile si allenava a Lecco, ma di andarci con il bus non ci pensavo, così ho «provato» il lago anche se nessuno credeva che avrei combinato nulla di buono». Il lago, la canoa: affari da uomo a Bellagio che ha sfornato generazioni di campioni. Elisabetta però ci ha provato, pur di non raggiungere la mamma in negozio, «Fare la pasticciera? Semmai solo pasticci in laboratorio!». Mamma Piera, un passato da decoratrice del vetro, con stage in America, scelse più di trent'anni fa l'amore per Angelo e per la pasticceria. In fondo occorrono manine di fata per abbellire il vetro quanto per guarnire una torta: impara l’arte del decoro e mettila in pratica in farciture ed impasto. Così notte dopo notte, Piera ha lavorato una vita con il marito nel piccolo laboratorio di Visgnola, mini borgo di Bellagio, sul lago di Como. Dalla piazza dei Canestri il lago non si vede neppure, ma ai bimbi «la Piera» lo ha fatto conoscere presto: subito a mollo o in canoa nella società locale, i maschietti. Cesare si è trasformato in un provetto remiere di Lucia, barca di manzoniana memoria, simbolo del Lario: lui sì, barbuto, alto e quasi dinoccolato, che in un capitolo, magari apocrifo, dei Promessi Sposi non stonerebbe. Gli altri due figli invece, stanno bene nell’albo d’oro del canottaggio: Franco, a 34 anni, si è appena laureato campione del mondo.
Gli è successo altre quattro volte, un buon risarcimento di quel quarto posto che gli brucerà tutta la vita, podio mancato per un colpo di remo ai Giochi di Sydney 2000. Il body olimpico che indossò quel giorno ora è passato nella valigia di Elisabetta, come un totem. Una vogata dopo l’altra, Elisabetta Sancassani, 25 anni, un record lo ha già conquistato: alle scorse Olimpiadi ha chiuso ottava ed è stata, insieme alla collega Gabriella Bascelli, che ora corre gareggia nel singolo, il primo equipaggio femminile della storia italiana.
Come si aspetta dalla seconda volta ai Giochi?
«Ad Atene ero piccola, è stato molto strano, non mi sono goduta nemmeno la cerimonia di apertura perché gareggiavo subito l’indomani: succederà anche stavolta, ma mi sento più consapevole»
Ha cambiato compagna e si è trasferita a Sabaudia
«La mia vita è molto cambiata: Gabriella Bascelli è molto forte ed ha scelto il singolo. Io gareggio con Laura Schiavone, una salernitana che studia a Pavia. Io capovoga, lei prodiere. Abbiamo un nuovo allenatore, Andrea Coppola, e modificato i ritmi di lavoro. Ora in nazionale siamo ben 3 ragazze. Sono entrata nelle Fiamme gialle e ho mollato l’università! Ecco, tutto qui!»
Una rivoluzione, le manca il profumo del Lario?
«Molto, il mio cuore è li, ma per ora a Sabaudia sono più seguita»
Che cosa la preoccupa di di Pechino? Clima o avversarie?
«Le cinesi sono cresciute molto in questi anni: vedremo. Quanto al clima, ad Atene il problema poteva essere il vento, a Pechino sarà l’umidità, ma abbiamo delle tutine studiate per infilarci dei cubetti di ghiaccio, come una borsa frigo!»
Allora chiariamo gli obiettivi: alla prima Olimpiade si prende quello che viene, ma alla seconda?
«La finale. Voglio arrivarci, poi ce la giochiamo»