Bettega può essere utile a questa fragile Juve

L’ex bomber, nella Triade svolgeva ruoli defilati, diplomatici e politici ma ha appreso da Giraudo e Moggi l’arte del dirigere una grande società. Farà da scudo protettivo per squadra, tecnico e società alle prese con la contestazione<br />

La prima discussione sul conto di Roberto Bettega è la più semplice da affrontare. Fu coinvolto in calciopoli? La risposta, convinta e documentata, è la seguente: no, no, no, tre volte no. Alcune intercettazioni telefoniche anzi chiarirono più di ogni altra deposizione il credito riscosso dal vecchio Bobby-gol presso Giraudo e Moggi, i quali arrivarono, in una conversazione, persino a prendere in giro i due figli del loro vice-presidente. Bettega è uscito pulito dallo scandalo, è stato assolto dall’accusa di falso in bilancio ed ha le carte in regola per tornare sulla tolda della nave bianconera. Ai tempi, amico di famiglia del dottor Umberto Agnelli, fu utilizzato sul fronte politico e diplomatico. Si occupava dei rapporti con i tifosi, e in particolare dedicò grandi energie alla costituzione del G14 insieme con il Milan da cui poi trasse spunto l’Uefa per riformare la vecchia e obsoleta coppa dei Campioni.

La seconda domanda a cui bisogna rispondere prevede una discussione più articolata. Può Bettega dare una mano a questa Juve? Ecco il punto, il nodo da sciogliere. Per chi ha seguito le vicende di casa Juve, la risposta è sospesa. Anche se fosse stato ritenuto non all’altezza del compito, il semplice fatto di aver vissuto per anni al fianco di quei due volponi, Giraudo e Moggi insomma, deve avergli consentito di apprendere alcuni rudimenti sulla conduzione di una squadra del rango juventino. È un tipo abituato a mettere la faccia nei giorni tristi e difficili: fu lui ad andare dietro il microfono della sede appena vennero alla luce le prime intercettazioni che lasciarono prevedere sviluppi clamorosi dell’inchiesta sportiva. In quella circostanza difese con le unghie e con i denti il club bianconero: non ha sicuramente perso la grinta in questi anni vissuti dietro le quinte ad attendere che passasse lo tsunami che ha sconvolto la casa madre. Bettega, schierato al fianco di Blanc e di Ferrara, è l’uomo giusto per fare da giubbotto anti-proiettile rispetto agli attacchi feroci provenienti dall’esterno. Ha la scorza dura del combattente di razza, può spendere il proprio passato e la sua esperienza, può insomma aprire l’ombrello sotto il quale devono trovare riparo dirigenti e squadra, al momento troppo fragili e insicuri. Non sarà Bettega la soluzione dei guai juventini, questo è sicuro. Anche perché i problemi, attualmente, sono di altra natura. Marcello Lippi li ha così sintetizzati: “Ciro non ha mai potuto disporre della Juve pensata e costruita in luglio”. Essenziale diventerà perciò il recupero delle energie migliori, da Sissoko a Chiellini e Buffon. Poi toccherà a qualche risultato utile cementare la sicurezza e l’autostima del gruppo, scadute in modo palese come dimostrano certe perfomances di Cannvaro e soci. Il calendario non è dalla parte della Juve: prima di chiudere il girone di andata, Ferrara dovrà scavalcare gli ostacoli di Parma e Milan che non sono proprio agevoli. Forse l’uscita dal tunnel dipenderà più da questo esito che dal lavoro di Bettega.