Bettini accusa: «Doveva avvisarci prima»

Petacchi si scusa: «Le gambe non giravano». Ma l’olimpionico è furibondo: «Ce l’ha spiegato soltanto a 8 chilometri dall’arrivo»

Pier Augusto Stagi

da Madrid

Lo sforzo maggiore lo fa dopo aver tagliato il traguardo in tredicesima posizione: trattenere la rabbia non è cosa semplice, in particolare per lui, che è fumantino come pochi e soprattutto dopo aver corso da grande protagonista fino a 600 metri dal traguardo. E le parole di elogio di Tom Boonen, compagno di squadra di Bettini alla Quick Step, suonano come una beffa: «Paolo era chiaramente il più forte, quello che ha dimostrato di avere la gamba migliore, ma qualcosa non ha funzionato nella squadra azzurra: l'hanno lasciato troppo solo, e soli spesso si perde».
Tom Boonen, dopo aver vestito la maglia iridata, il primo corridore della storia a vincere nella stessa stagione tre gare monumento come Fiandre, Roubaix e Mondiale, cala l'asso che mette in scacco la squadra azzurra. Bettini non parla, appoggia pesantemente la bicicletta contro il motorhome azzurro e si rifugia al suo interno. Esce dopo circa mezzora, ma la rabbia, la delusione non è stata assolutamente smaltita. «È meglio che non parli, potrei pentirmi di quello che vorrei dire in questo momento». Sale in bicicletta, e via verso l'albergo.
Le ragioni di questo suo stato d'animo? L'essersi trovato nel finale senza un adeguato supporto, l'aver avuto il via libera da Petacchi quando ormai all'arrivo mancavano una decina di chilometri. Luca Paolini e Filippo Pozzato, compagni di squadra di Bettini, anche loro decidono di non dire niente, anche se qualcosa si lasciano sfuggire. «Ci hanno detto di stare vicino a Petacchi fino alla fine, assieme a Velo, e così abbiamo fatto», dicono all'unisono. Più preciso Pozzato: «Forse potevo anche muovermi prima e cercare di entrare nella fuga con Paolo, ma nessuno sapeva ancora che il Peta non era in giornata. Non ci sono discussioni: è andata davvero male. Peggio di così...».
Alessandro, come è nel suo stile, non cerca scuse: ammette la giornata nera, la più brutta della sua carriera. «Ho patito di sinusite, ho faticato a respirare bene, le gambe non giravano», ma al velocista spezzino si rimprovera di aver dato l'allarme troppo tardi, quando ormai era impossibile medicare una situazione molto difficile e intricata.
Bettini, sollecitato, confida: «Ringrazio Alessandro di avermi avvertito quando al traguardo mancavano 8 chilometri: già che c'era poteva anche non dirmelo che faceva lo stesso».
Marco Velo, l'ultimo uomo del treno di Ale Jet, cerca di spiegare. «Alessandro ha dormito malissimo tutta la notte. Non potevamo vivere una vigilia così brutta. Ha tossito in continuazione, non ha riposato per niente. Era tre giorni che faceva l'aerosol, ma è servito a poco. Io speravo che la situazione potesse andare meglio in corsa, fino alla fine ho cercato di spronarlo, perché Alessandro spesso si lamenta per niente, perché è un lamentoso di carattere, ha la tipica gnagnera ligure, ma questa volta non scherzava. Ci ha detto che non aveva le gambe. Evidentemente stava davvero male».
Ma l'interrogativo resta: poteva dirlo prima. Velo allarga le braccia. Mentre sul palco Tom Boonen le alza: è lui il nuovo campione del mondo.