Bettini chiude con un capolavoro «Gli spagnoli tutti nella mia rete»

da Varese

Corre da campione, dall’inizio alla fine. Lo si era capito fin dalla sera precedente, quando Paolo Bettini, in una inaspettata conferenza stampa, annunciava che quella di ieri sarebbe stata la sua ultima corsa della carriera. «Non temete, saremo squadra come sempre, e io farò di tutto per regalare un’altra grande pagina di storia a questo sport». È stato di parola Paolo Bettini, come sempre. Come suo costume. Difatti a chi gli chiede di ritornare sui propri passi, lui che ha una parola sola, subito precisa: «No, guardate, io con oggi ho chiuso. Basta ciclismo. Quello che avevo da fare l’ho fatto. Sono contento e orgoglioso di aver chiuso la mia carriera in maglia azzurra, con questi compagni di squadra, su queste strade e tra i tanti tantissimi (gli organizzatori fanno sapere che ieri ce n’erano 350.000) tifosi che sono impazziti di gioia. È stata una sensazione unica: ad un certo punto abbiamo sentito un boato. Varese è letteralmente esplosa: in quel momento, noi che eravamo attardati, abbiamo capito che aveva vinto un italiano. Poi ci hanno detto: primi e secondi».
Ha gli occhi lucidi Paolo Bettini, ma fa di tutto per trattenere le lacrime. Per non lasciarsi andare davanti alle telecamere: «No, nessuna lacrima, solo un po’ di commozione, come è giusto che sia. Oggi per me sono state le ultime pedalate, ma sono state bellissime, perché ancora una volta questa squadra è stata semplicemente fantastica. Qualcuno aveva detto: Paolo, hai fatto male ad annunciare il ritiro alla vigilia della sfida iridata. In questo modo la squadra perde concentrazione e mordente. Ma chi ha parlato, chi ha giudicato, non ci conosce».
Gli chiedono come è stata la corsa, e lui la sintetizza così. «Un sublime casino. Si respirava tanta tensione. Tutto il gruppo mi controllava. Ad un certo punto sembrava che la corsa potesse diventare più facile di quello che noi pensavamo. Allora ci siamo messi a fare un po’ di casino, come piace a noi. Io stavo bene, per non dire benissimo. Ma quando ho visto che gli spagnoli anziché vincere pensavano a farmi perdere, ho tirato una rete che nemmeno i pescherecci al porto di Livorno avrebbero tirato. Ci sono finiti dentro tanti pesci grandi, soprattutto quelli spagnoli. Io lì con loro, a sperare in un nostro assolo e tanto che c’ero ho salutato compagni e amici di mille battaglie. È stato bello. Mi sono proprio divertito. Ma la vita non è fatta solo di bicicletta».
E gli spagnoli? «A Pechino ce le hanno suonate, questa volta gli abbiamo restituito tutto con gli interessi».