Bettini contro Simoni «Lombardia per noi due»

Immobile sul prato, poi il dolore al torace. Era in lotta per il secondo posto nel mondiale

Pier Augusto Stagi

Una maglia rossa, una bicicletta Legnano da 15 chili con il pignone fisso. Per la prima volta Giovanni Gerbi, «il diavolo rosso» per via di quel maglione a collo alto color del fuoco, rinuncia alle gomme piene e monta dei pneumatici. E vince il primo Giro di Lombardia: è il 12 novembre del 1905. Cento anni dopo, va in scena oggi, da Mendrisio a Como, l'edizione numero 99, quella del Centenario. Oggi i «diavoli rossi», si chiamano Paolo Bettini e Gilberto Simoni, i grandi favoriti di giornata: il primo è un uomo squadra, il secondo è rimasto senza. Simoni ha già fatto sapere: «Cunego faccia la sua corsa, io provvederò da solo a me stesso»: il destino l’ha preso talmente in parola da lasciarlo a piedi. Il trentino lascerà la Lampre di Cunego, a fine stagione e pensava di poter approdare alla nuova Sony Ericsson di Gian Carlo Ferretti. Fiumi di miliardi, fiumi di parole. L'altro ieri la notizia: scusate, non se ne fa niente. Da grande illusione a peggiore delle beffe. Simoni corre il Lombardia, e rincorre anche un contratto: in extremis.
Il nostro ciclismo è ancora livido di rabbia e delusione per la sconfitta mondiale di Madrid. Paolo Bettini, l'uomo d'oro di Atene che sognava il mondo, spera di chiudere con il Lombardia. È un Paolo Bettini pimpante quello che ieri ha incontrato la stampa internazionale in un hotel di Mendrisio, per parlare di Giro di Lombardia. «È una gara che mi affascina e nella quale sento di poter essere protagonista - ha detto il campione olimpico di Atene -. Rispetto al 2004, ci arrivo con una condizione migliore: allora ero stanco soprattutto mentalmente. Non che adesso sia freschissimo: pedalando mi sembra di avere un carretto attaccato alla bici, ma siamo più o meno tutti nelle stesse condizioni».
Quali sono gli avversari che più teme?
«Nell’ordine metto Simoni, che al Giro dell'Emilia, sabato scorso, ha dato una grande dimostrazione di forza e freschezza atletica. Poi metterei il lussemburghese Schleck, oltre ai nostri Celestino e Rebellin. Lo spagnolo Valverde? Il percorso mi sembra troppo duro per lui».
E Cunego?
«Penso sia difficile che possa trovare la brillantezza per emergere proprio in una delle corse più dure del mondo. Quest'anno ha faticato molto, e mi sorprenderebbe un suo eventuale successo. Credo piuttosto che possa diventare molto pericoloso dopo il Ghisallo: se riuscirà a scollinare bene, in un contesto di gioco di squadra a beneficio di Simoni, allora potrà condizionare la corsa».
Vedremo un Bettini formato Zurigo?
«Assolutamente no, il Lombardia non è Zurigo. Diverso il percorso, diverse le difficoltà. Quello è stato un autentico capolavoro tattico, ma il Lombardia è una corsa durissima e massacrante. È come se domani disputassimo un tappone dolomitico del Giro: occorre fondo, resistenza e tanta, tantissima forza».
A proposito di tattica come correrà domani?
«Domani si corre tutti per Petacchi, come a Madrid... - e giù una grassa risata -. A parte gli scherzi, bisogna correre con grande lucidità e prontezza d'azione. Deciderà il Ghisallo: lì si farà il punto».
Sempre in tema mondiale, gli chiedono lumi sul destino del ct Ballerini, anche se scontata pare la sua riconferma. «Dal punto di vista tecnico Franco non si può discutere, anche se a Madrid il risultato non è stato dei più felici. Eravamo tutti per Petacchi, lui ha parlato poco e la frittata è stata fatta. Se mi chiedete se sono per una riconferma di Franco la mia risposta è sì».
Si partirà da Mendrisio (ore 10.25), per arrivare a Como (attorno alle 16.10). Nel finale, bisognerà superare le salite di Madonna del Ghisallo, Civiglio e San Fermo della Battaglia, racchiuse in 45 km. Bettini sarà il faro della corsa, anche perché gli altri primattori li abbiamo via via smarriti per strada: si fa prima a contare quelli rimasti in corsa che quelli già in vacanza. È la moderna legge di un ciclismo in cui chi corre da inizio a fine stagione è merce rara: un motivo in più per tenersi stretto il campione di Olimpia.