Bettini al «Lombardia» ha un debito da pagare

Oggi la classica ciclistica d’autunno chiude un’annata dura da digerire, ma non priva di soddisfazioni

È la fine, la fine di una stagione dura, aspra, a tratti anche indigesta. Oggi cala il sipario sulla stagione 2007 con la classica che più classica non si può: il Giro di Lombardia edizione numero 101, atto finale di ogni stagione che si rispetti. Ultimi 242 chilometri di fatica, tanta fatica, da Varese a Como, scalando Ghisallo, Civiglio e San Fermo della Battaglia.
Da due anni è la corsa di Paolo Bettini, il piccolo gladiatore livornese che oggi insegue il tris consecutivo, come Alfredo Binda. Il Ghisallo per l’oro di Atene è stato il trampolino di lancio. Due anni fa mise nel sacco Simoni, con uno sprint sul traguardo di Como. L’anno scorso, con il cuore rotto dalla perdita del fratello Sauro morto qualche giorno prima, fiaccò le ambizioni di tutti sulla montagna cara a Fausto Coppi e, a forza di progressioni e accelerazioni, arrivò tutto solo sul lungolago: con le lacrime agli occhi e le dita a indicare il cielo.
Sono in tanti a sperare in lui, oggi, a credere in una sua nuova impresa, la tredicesima vittoria in una vera classica tra mondiali, ori olimpici o gare monumento, che da sole valgono una carriera e che il governo della bicicletta (l’Uci), il prossimo anno, relegherà in un calendario a parte, al di fuori del «Pro Tour», non capendo che a perderci non saranno queste corse comunque importanti, ma questa challange che pochissimi conoscono e pochi in verità considerano.
Sono in tanti però a pensare che oggi Bettini non farà il diavolo a quattro e si limiterà a seguire attentamente la corsa: se si muoveranno Cunego, Pozzato, Rebellin, Ballan o Bertolini, suoi compagni di avventura nella fantastica cavalcata iridata di Stoccarda, il livornese resterà passivo. Lascerà fare. Diverso se a muoversi saranno i Kolobnev, gli Schleck, i forestieri, insomma. «Al Lombardia ci si punta sempre – dice Bettini – perché è una corsa bellissima, sul piano tecnico tra le più belle in assoluto. Qui vince sempre il più forte, difficile che vinca il più fortunato. Mi chiedete se ci tengo al tris? Ma se sono qui...».
I pericoli arrivano da Frank Schleck o Cadel Evans, quest’ultimo vincitore del Pro Tour dopo l’azzeramento dei punti a Di Luca disposto dall’Uci. Occhio anche a Samuel Sanchez e ad Alexander Kolobnev. Noi oltre che su Bettini punteremo su Cunego, Rebellin e Pozzato, senza trascurare Riccò, Bertagnolli, Ballan e Bertolini.
Non ci sarà invece Danilo Di Luca, nel bene e nel male l’uomo dell’anno. Dopo aver vinto la Liegi e il Giro d’Italia, è finito nel tritacarne giudiziario e ne è uscito solo qualche giorno fa con le ossa rotte: tre mesi di squalifica per aver frequentato nel 2004 un medico squalificato per doping (medico per altro tesserato in quegli anni dall’Associazione medici sportivi riconosciuta dal Coni). E, come se non bastasse, l’altro giorno l’Uci ha azzerato tutti i suoi punti: era in testa al Pro Tour, ora neanche più è riportato il suo nome.
«Non mi hanno fatto correre il mondiale perché ero sospeso. Poi mi hanno tolto il Lombardia e tutti i punti guadagnati quest’anno per una questione di tre anni fa tutt’altro che chiara – ha detto il corridore abruzzese - è un'ingiustizia e per questo ricorrerò al Tribunale arbitrale dello sport e, se vinco il ricorso, l'Uci dovrà ridarmi il titolo del ProTour. Altrimenti chiederò il rimborso dei danni».
Troppe beghe, poco ciclismo, poche corse e troppi ricorsi. Il ciclismo avrà anche la scorza dura, ma avanti così non si può andare tanto a lungo. Il Lombardia, ultima corsa di stagione: segna la fine. Per ora, nel senso più buono.