Bettini, la rabbia dopo il bis d’oro al Mondiale

Corsa esemplare di tutta la squadra illuminata dal lampo del campione iridato che rivince il titolo. E con un gesto non volgare risponde a chi non lo voleva: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=209950" target="_blank">Impallinato tutta la settimana, oggi ho sparato io</a></strong>&quot;

Stoccarda - Portateci in Germania, per diventare italiani veri. Tanti nonni del Nord e del Sud hanno già percorso questa strada con successo, ritagliandosi proprio da queste parti un prestigio e una dignità, lottando tutti i giorni con le unghie e con i denti, ma soprattutto con il lavoro e con la fatica, contro i pregiudizi locali. Adesso non è più tempo di valigie legate con lo spago: i nostri riscatti sono affidati allo sport.

Troppo facile, ormai persino banale, trovare il filo rosso di questa strana storia. Nell'estate del 2006, la nazionale di Lippi uscita dalle macerie di calciopoli riesce a compattarsi in pochi giorni e a sfidare il disprezzo generale con imprese memorabili. Ora il bis: la nazionale di ciclismo, ancora più livida e tumefatta dai bombardamenti del doping, si tappa le orecchie almeno per un giorno e trasforma la rabbia in energia atomica. Ed è un altro titolo mondiale. A firmarlo, visto che in bicicletta si lavora in tanti ma si vince in solitario, è ancora e sempre il migliore di tutti, Paolo Bettini. Il suo bis iridato, logica e straripante conclusione di una gara perfetta, è all'agro sapore della rivincita rabbiosa. In italiano diremmo tiè. Lui, che sul traguardo non può lasciarsi andare per ragioni di signorilità al gesto esplicativo dell'ombrello, sceglie una forma meno plateale di saluto, ma comunque ugualmente significativa: pugno dal basso in alto e urlo limpidissimo, «Toooh!!!».

Toh a chi? Toh a un sacco di gente e a un sacco di cose. Tutto quanto riassunto in una dedica risentita e liberatoria. Toh alla città di Stoccarda e alla Germania intera, che per bocca e per mano dell'assessore allo Sport, signora Heismann, voleva in tutti i modi respingere Bettini alla frontiera.

Riconosciamolo: i sospetti e le accuse, in questa interminabile stagione di scandali, quasi sempre ci prendono. I ciclisti non hanno molti argomenti per fare gli offesi. Ma nel caso di Bettini, fino a prova contraria, i tedeschi hanno effettivamente infierito. Contro il nostro iridato, un uno-due da stordire gli ippopotami. Prima la televisione statale ZDF racconta rivelazioni esplosive dell'ex gregario Sinkewitz, secondo il quale in passato proprio Bettini gli aveva consigliato il doping. Peccato che poche ore dopo lo stesso Sinkewitz e i suoi avvocati smentiscano in modo totale e assoluto. Poi il secondo cazzotto, ancora più carogna e gratuito: la gentildonna dell'assessore sostiene di non poter accettare nella sua città il campione del mondo, perché costui non avrebbe firmato il documento etico - e anche grottesco - di impegno antidoping partorito tempo fa dalla Federazione mondiale (Uci). La questione esiste, come peraltro perfidamente rivelato dal presidente McQuaid alla vigilia del mondiale, ma è molto meno eclatante di quanto la signora voglia far sembrare: in realtà, Bettini ha firmato il documento, salvo apportare una modifica suggerita dai suoi avvocati. In ogni caso, non è un problemone così enorme. Non da suggerire reazioni isteriche e rappresaglie draconiane. Per fortuna proprio a Stoccarda esiste un Tribunale minimamente sensato: diciamo abbastanza sensato per respingere al mittente, cioè alla signora assessora, il suo ricorso contro l'iscrizione di Bettini.

Mi rendo conto: questa accozzaglia di intrighi e di carte bollate risulta indigeribile a chi le racconta e a chi se le sente raccontare. Ma è necessario sorbirsi la tortura, per capire il senso di una grande vittoria e di un urlatissimo toh. Toh a chi? Toh all'assessora, toh a Stoccarda, toh alla Germania, toh ai veleni e alle rivelazioni esplosive, toh ai ricorsi e alle beghe legali, toh al presidente McQuaid e al suo risibile documento etico, una carta propagandistica firmata soprattutto dalla gente che poi al Tour è subito caduta all'antidoping.

Toh a tutto questo. Un toh che ancora rimbomba sulla collina di Stoccarda. Tutto sommato, per il campione del mondo uscente e neo, quest'urlo resta lo sforzo peggiore della giornata. Prima, solo una sublime lezioncina di classe, da trascrivere tale e quale sul manuale del perfetto fuoriclasse. Per tredici dei quattordici giri Bettini dirige e contempla da capitano l'esemplare sinfonia della sua orchestra. All'ultimo giro, l'assolo: un primo scatto sulla prima salita per selezionare un gruppetto di avventurieri, poi un secondo scatto sulla seconda salita per metterli tutti in fila, dietro la sua scia. Volata irresistibile, vittoria schiacciante. Un toh a regola d'arte. Dedicato a chi gli ha voluto male.