Bettini vola alto «Voglio il Giro e pilotare un aereo»

Il campione del mondo: «Sogno di salire sulle Frecce tricolori»

Pier Augusto Stagi

È istintivo, in tutto e per tutto, nella vita come in sella alla sua bicicletta. È un moto perpetuo, curioso e rapace. «Vado a sensazione, e anche a sentimento. Se un giorno piove, torno indietro prima. Il giorno dopo allungo. L’importante è fare ciò che ti senti di fare. Mai costretto, sempre convinto». Paolo Bettini il giorno dopo è quello del giorno prima. Sereno, sicuro di sé, con tanti sogni e progetti in quella testa spelacchiata, che lo rende più vecchio dei suoi 32 anni. «A venti mi dicevano che ero già vecchio, a cinquanta spero che mi dicano che sono sempre lo stesso...». Campione del mondo, anche nel mantenere le promesse: «Presidente, quando andremo in bici assieme le porterò la maglia iridata», aveva detto il livornese di Cecina a Prodi, che gli aveva fatto gli auguri sabato scorso. Ma intanto ha un problema: non trova più il numero di telefono dell’ex presidente Ciampi.
Non vede l’ora di tornare a dormire a casa sua. Per qualche giorno ancora deve restare in albergo a Marina di Bibbona. La sua villa di Riparbella è ancora un cantiere a cielo aperto. Sta risistemando l’azienda agricola del suocero, dove c’è spazio per mucche, tori e vitelli. «Adoro la vita di campagna, adoro lavorare la terra – ci dice l’oro di Atene, che contadino lo è per davvero ma in garage ha due Ferrari e una Porsche -. Quando non vado in bicicletta, sto comunque all’aria aperta, curo con mio suocero gli ulivi. Facciamo un ottimo olio. Dice che devo ancora imparare tante cose, che non sono un drago, ma io non mi faccio certo intimidire o abbattere da questi giudizi: sono abituato a rubare il mestiere. L’importante è fare ciò che si ama».
Ama sognare, e volare alto il brutto anatroccolo divenuto cigno. Soprattutto volare, tanto è vero che a breve sarà costretto anche a prendere in mano qualche libro necessario per arrivare al brevetto di pilota. A fine carriera penserà anche a questo, passione che ha già cominciato ad assaggiare, circolando nei cieli con un bimotore, tanto da avere già al proprio attivo sei ore di volo. Una volta giù dalla bici, cercherà di ottenere il brevetto da pilota: Gianni Bugno, che il mondiale l’ha vinto due volte in fila ed oggi fa l’elicotterista, gli ha già fatto sapere che dovrà studiare parecchio. Anche qui si è fissato un obiettivo, che da buon sportivo chiama sogno: «Un giorno mi piacerebbe volare con le Frecce Tricolori», ha confidato agli amici. È la promessa che ha fatto a se stesso.
Ma il nuovo Bettini assomiglia maledettamente a quello vecchio: cocciuto, spavaldo, sempre pronto a nuove sfide. A novembre, dopo aver trascorso qualche settimana di vacanza con la famiglia alle Maldive, si darà alla pista. L’idea è quella di disputare almeno un paio di Sei Giorni: Grenoble e Monaco di Baviera. «Ma penso anche al Fiandre, all’eventualità di correre una grande corsa a tappe da protagonista. Non so se ne sono capace, ma è una cosa che mi solletica e molto. Ci penserò, non è detto che non arrivi anche a puntare ad un grande Giro: se mi gira...».
E se si gira, indietro, rivede quella biciclettina che papà recuperò da un ferrivecchi. «Mi prendevano in giro, mi dicevano che era un cancello, ma io la custodivo come il più prezioso degli oggetti: era la mia bicicletta». Si diverte Bettini, con quella bici: vince e scopre il significato della parola campione. «Era il 1982, una domenica di fine estate, stava per partire la gara della mia categoria, quando ci fermarono e ci portarono tutti al bar per vedere il campionato del mondo. Era il mondiale di Saronni, quello della fucilata di Goodwood. Applaudimmo la sua vittoria, poi tornammo alle corse. E vinsi anch’io. Mi sentii come Saronni». Oggi lo è.