La via a Bettino nel paese che non esiste

Repubblica ha detto che è un'astuzia. Dipende dai punti di vista. Di fatto è una bestialità. Dire che una via Craxi si potrebbe anche intitolare «magari a Sigonella», come ha fatto Romano Prodi nella sua conferenza stampa di fine anno, significa non sapere che cos'è Sigonella o non sapere che cos'è una via. Oppure essere dei furbetti della toponomastica, che è assai meno di un quartierino. O tutte e tre le cose insieme, come forse in questo caso.
Sigonella, in effetti, per quanto strano possa apparire al presidente del Consiglio in carica, non è un ridente paesino della Sicilia orientale, ma una base militare. Non ci sono strade, vie, piazze, ma un agglomerato dell'Usa Air Force. Dove la scopriamo la targa «Bettino Craxi»? Sull'ala di un Hercules? Sulla pala di un elicottero? Su un hangar? O su un deposito di munizioni?
Senza contare, poi, che anche volendo bisognerebbe chiedere il permesso agli americani. E voi ve la vedete la scena: scusi, signor presidente degli Stati Uniti, dovremmo scoprire una targa a Sigonella. E sapete a chi la dedichiamo? Al politico che proprio lì vi mostrò i denti e vi disse no... Che dite? «Perché la targa non la mettete da qualche altra parte?». Ma, sapete com'è, a Milano non c'è posto, a Roma neppure... Ah, no: voi dicevate «da qualche altra parte» per dire di mettercela... Va beh, scusate, lasciamo stare...
Una via Craxi a Sigonella è come dire: facciamola sulla Luna, su Marte o magari in quel bel villaggetto di Atlantide, che ci sta tanto bene. Si può dire al Bar Sport, mica in una conferenza stampa di fine anno, sede quanto mai solenne e formale. Se l'avesse mai detta qualcun altro sapete come l'avrebbe definita Repubblica? Come minimo: clamorosa gaffe. E poi avrebbe attaccato la scarsa conoscenza della geografia, la poca dimestichezza con le basi militari e il rischio di violazione dei trattati internazionali. Di spalla, un commento di Curzio Maltese e uno di Lucio Caracciolo. Invece è un'astuzia di Prodi che «dietro la sua “apparente bonarietà sonnacchiosa” nasconde la “furbizia di una volpe” e “la vecchia stoffa del democristiano”».
Per carità, noi ne siamo contenti, a parte qualche dubbio sulle volpi, che com'è noto rubano le galline, e sui democristiani, che pure nel genere non scherzano. Ma già che ci siamo, ci chiediamo perché non usare questo modo irresistibile di risoluzione anche per problemi assai più importanti rispetto alla pur rilevante questione craxiana. Per esempio: la riforma delle pensioni? Si farà: il 30 febbraio. E le grandi opere? Le cominceremo tutte nella settimana dei tre giovedì. I Pacs? Ne discutiamo con Rutelli, c'è già un incontro fissato alle calende greche. (Magari anche alle candele greche, come diceva quel mio amico che poi si lamentava: basta con queste urla beduine). E la fase due del programma? Non si chiama così, il nome lo decideremo tutti insieme nella riunione di lunedì 17 gennaio. Ma il 17 gennaio è mercoledì! Va beh, che ci vuoi fare? È un'astuzia. Anzi, un'astuzia da vecchia volpe con la stoffa democristiana.
Semplice, no? Quando c'è un'idea non la si boccia: la si sposta semplicemente in un luogo irrealizzabile. Proprio come via Craxi a Sigonella. In fondo, per quanto minimalista, potrebbe essere il manifesto di tutto il governo: sta in carica, ma non sa bene dove, né perché, e si nasconde dietro accordi che resistono solo fino a quando non hanno né tempo né spazio. Appena qualcuno prova a togliere un'idea dall'iperuranio dell'irrealizzabile cominciano le liti, tutti contro tutti. Si manderebbero volentieri anche a quel paese, se solo non avessero il dubbio: si tratta davvero di un paese o di una base militare? Comunque, di sicuro, quando il premier dice una cosa, i suoi alleati ne pensano un'altra. Per esempio: «Via Craxi a Sigonella?». Macché: via Prodi. A Bologna. E solo una delle due è davvero impossibile.