Beyoncé, show kolossal con tre batteriste

Dieci ballerini e cinque cambi d’abito per l’apertura del tour europeo. Il 10 maggio concerto ad Assago

nostro inviato a Francoforte

Ma guardatela quant'è azzimata, Beyoncé, quando sale sul palco qui nella paciosa Festhalle affollata da ottomila persone, a due passi dai grattacieli del centro. Sarà che è un debutto europeo - il suo «The Beyoncé Experience Tour» sarà a Milano il 10 ed è uno dei più modaioli del momento - e in questi casi la fifa irrigidisce sempre. Oppure sarà l'effetto degli sculaccioni della stampa australiana che, dopo gli show di dieci giorni fa all'Acer Arena di Sydney, l'ha bocciata applaudendo solo le tre coriste, cioè i san bernardo della voce di questa superdiva alla prova del nove dal vivo. Appena lei calava o steccava, le coriste sfoderavano tutti i trucchetti vocali per nascondere l'inghippo. Oddio, può succedere (a Madonna succede spesso) e d'altronde ieri sera le tre ragazze sono state decisamente meno indaffarate e si sono persino godute l'ingresso in scena della loro Beyoncé foderata da un abitone d'argento, lungo e svolazzante, che a metà di Crazy in love si è ridotto così tanto da sembrare un costume.
Però che energia.
Beyoncé è senz'altro una forza della natura e mica solo perché il suo ultimo cd B'Day (di cui ora c'è anche una versione lusso con dvd e inediti cantati con Shakira e Fernandez) è uscito a settembre nel giorno del suo (appena) venticinquesimo compleanno. È travolgente perché in due ore lei, che è la cocca del papà e manager Mathew, che è fidanzata col rapper più ricco del mondo, che ha venduto 50 milioni di cd, comunque tiene bene il palco, domina il suo R&B che sa di pop, di soul e di lustrini, balla e canta e recita perfettamente perché lo show è tutto lì, non sfoggia fregole barricadiere o futuriste. Tutt'al più, in queste due ore c'è un po' di esagerazione che appesantisce le ballate da superclassifica show, le divagazioni arabeggianti come Naughty Girl e i brani spaccatutto come Bootylicious (delle Destiny's Child), Déjà vu o la conclusiva Irreplaceable. Luci furibonde. Scenografie da kolossal. Cinque cambi d'abito. Tredici donne che suonano (addirittura tre batteriste contemporaneamente) e dieci ballerini palestratissimi. E Beyoncé. Che in tutto questo bendiddio non perde la voce e neppure la faccia e riesce a dimostrare, col fiatone, che c'è sempre un motivo se a vendere cinquanta milioni di cd riescono solo in pochi.