Il Bhutan ha un nuovo sovrano E' uno studente di Oxford

E' il Paese più arretrato del mondo: fino al 1999 non c'erano né tv né computer. Ora vuole cambiare. Il re uscente ha "promosso" il figlio dopo averlo mandato a studiare in Inghilterra

Il regno dei dragoni tuonanti ha atteso per due lunghi anni, ma ieri il nuovo sire è finalmente arrivato. Sfuggita la malasorte di 24 mesi maledetti dagli auspici, eletto per la prima volta un parlamento, gettato l’asfalto su cui traghettare ospiti e sudditi dall’aeroporto alla capitale Thimphu, re Jigme Khesar Namgyal Wangchuck è andato incontro al suo destino. L’antica testa di corvo intessuta nella corona di raso e seta l’attendeva al Tashicchho Dzong, l’antica fortezza dove monaci e funzionari reali vegliano sulla Grande Felicità Nazionale. Ma il re del dragone, un 28enne redivivo Elvis Presley con ciuffo corvino, basettoni, tunica di seta e laurea ad Oxford non è soltanto il nuovo sovrano del Bhutan.

Lui Jigme Khesar, più giovane monarca del pianeta, è soprattutto l’araldo della modernità nelle terre dell’ultimo medioevo. Lo è per volere paterno, per disegnato destino, per indifferibile necessità. L’era antica finì nel 1999. Allora, alla soglia del nuovo millennio, suo padre, re Jigme Singye Wangchuck decise il grande salto. Internet e televisione, asfalto e democrazia, ancora rigorosamente al bando, arrivarono in quell’angolo incontaminato di Himalaya. Per i 700mila figli del dragone tuonante fu rivoluzione programmata. Televisione e internet in modica quantità - in base ai precetti di una Grande Felicità Nazionale governata da buddhismo - aprirono la strada alla democrazia.

Nella testa di re Jigme Singye era tutto già scritto, ma quando, nel 2006, comunicò ai sudditi di voler passar la corona al figlio Khesar Namgyal e una fetta di potere ad una mai eletta Assemblea nazionale qualcuno trasecolò. Eppure la fuga dal passato era già iniziata. Durava dal 1974, da quando il re padre, appena incoronato, aprì le frontiere ai 20mila selezionati stranieri ammessi ogni anno a curiosare dietro le mura dell’ultimo regno buddhista e indipendente dell’Himalaya. Tanta cautela aveva ottime ragioni. L’eccesso di contatto con gli ingombranti vicini aveva già cancellato Tibet e Sikkim divorati da Cina e India. Garantita la sopravvivenza, regalata ai sudditi la tranquillità, il benessere e l’armonia con la natura capace, a sentire le statistiche, di far del regno l’ottavo Paese più felice del mondo, il 52enne monarca si è sentito pronto a passar la mano al figlio.

Ma tra l’abdicazione di re Khesar Namgyal e la nuova incoronazione c’erano di mezzo i grandi indovini. Stelle e antichi presagi promettevano sorte avversa fin oltre la fine del 2007. Allora tanto valeva aspettare. Le cose da fare mentre Khesar Namgyal imparava a governare non mancavano. Bisognava eleggere un parlamento capace, come promesso dal re padre, di controllare il sovrano e perfino di deporlo. Bisognava asfaltare la nuova strada su cui sono sfilati ieri mattina Sonia Gandhi e gli altri amici di corte. Bisognava preparare la maestosa cerimonia dove al suono di trombe, tamburi e clavicembali, tra danze e preghiere il Bhutan e il suo nuovo giovane signore hanno spiccato il grande balzo da un felice passato ad un incerto presente.