La Bhutto lancia a Musharraf il guanto di sfida

L’ex premier, reduce da un arresto di 24 ore, preannuncia una marcia che toccherà tutto il Pakistan

«Dobbiamo lottare uniti contro la dittatura», ha esordito Benazir Bhutto dopo aver rotto l’“assedio” imposto per 24 ore dalle forze di sicurezza pachistane alla sua casa di Islamabad. La battagliera leader dell’opposizione ha lanciato il suo guanto di sfida al presidente-generale Pervez Musharraf. L’idea è «una marcia della democrazia» che tocchi le grandi città pachistane. Fino a quando non verrà tolto lo stato di emergenza, non sarà fissata la data delle elezioni in gennaio e Musharraf non appenderà la divisa al chiodo non ci saranno compromessi.
La Bhutto ha lanciato un appello diretto alla gente: «Chiedo a tutta la popolazione di unirsi a noi in questa battaglia per la democrazia». Martedì prossimo parteciperà, se non la arresteranno di nuovo per un giorno come è successo 48 ore fa, alla manifestazione di protesta che partirà da Lahore, una grande città pachistana. L’intenzione degli oppositori è di dar vita a «una marcia per la democrazia» che dovrebbe raggiungere in varie tappe Islamabad, la capitale del Pakistan.
Il rischio che vada a finire male, ovvero in un bagno di sangue per la repressione delle forze di sicurezza o la strategia del terrore di Al Qaida, è molto alto. Ieri, l’ambigua eroina del Partito popolare ha tastato il terreno partecipando a una manifestazione di protesta dei giornalisti pachistani contro le restrizioni nei confronti della stampa dettate dallo stato di emergenza. Tre giornalisti inglesi del quotidiano Daily Telegraph hanno ricevuto l’ordine di lasciare il Paese nel giro di 72 ore a causa di un articolo irrispettoso nei confronti di Musharraf.
«Sono venuta per testimoniare la mia solidarietà. Deploro le restrizioni», ha affermato la Bhutto alla manifestazione per la libertà di stampa. Alla fine ha dichiarato «guerra alla dittatura». Poi l’ex primo ministro ha cercato di raggiungere l’abitazione di Iftikhar Muhammad Chaudhry, il presidente della Corte suprema agli arresti domiciliari, acerrimo rivale di Musharraf. È stata probabilmente la ventilata possibilità che Chaudry invalidasse l’elezione a capo di Stato di Musharraf, il 6 ottobre scorso, a scatenare lo stato d’emergenza.
Ad attendere la Bhutto c’erano plotoni di poliziotti che avevano posto di traverso diversi mezzi per impedire al corteo di macchine dell’ex primo ministro di raggiungere l’ingresso della casa di Chaudhry. Allora la pasionaria pachistana si è limitata a urlare che l’alto magistrato agli arresti domiciliari «è ancora il presidente della Corte suprema».
L’ex premier si sta muovendo anche sul fronte internazionale. Ieri ha incontrato i diplomatici stranieri per chiedere «sostegno morale» nella campagna contro lo stato di emergenza proclamato il 3 novembre scorso da Musharraf. Il procuratore generale di Islamabad, Malik Mohammed Qayyum, ha annunciato nelle stesse ore che lo stato di emergenza durerà 30 giorni. Qayyum non ha specificato quando sarà emesso un annuncio ufficiale, ma in una breve intervista telefonica all’Associated Press ha confermato che si tornerà alla normalità «entro un mese». Musharraf, che si insedierà ufficialmente come capo di Stato il 15 novembre, vuole essere certo che la nomina sia blindata e che la Corte suprema non possa invalidarla. Solo in questo caso si dimetterà da capo delle forze armate indossando gli abiti civili, come vogliono da anni i suoi oppositori.
Nel frattempo continua a essere allarmante la situazione nelle aree tribali, dove ieri otto soldati pachistani sono stati rapiti dai miliziani fondamentalisti nella valle di Swat, un tempo attrazione per i turisti. L’esercito pachistano ha inviato 4.500 uomini a snidare i militanti di maulana Qazi Fazlullah, un giovane predicatore pachistano vicino ai talebani.