La Bhutto è pronta ad allearsi con gli integralisti

La leader dell’opposizione agli arresti domiciliari per 7 giorni: vogliono impedirle di partecipare alle proteste

«Il generale Musharraf deve dimettersi. L’epoca della dittatura è finita». Non ha peli sulla lingua Benazir Bhutto, l’ex premier pachistana di nuovo agli arresti domiciliari, questa volta per una settimana. La battagliera esponente dell’opposizione è rientrata in patria dopo un esilio di 8 anni e avrebbe dovuto accordarsi con il padre-padrone del Paese, il generale Pervez Musharraf, rieletto lo scorso mese presidente, per una tranquilla spartizione del Paese. Invece qualcosa è andato storto, il capo dello Stato con le stellette ha imposto dal 3 novembre lo stato di emergenza e adesso si ritrova tutti contro. Compresi gli alleati americani che esercitano pressioni sempre più forti per far tornare il Pakistan alla normalità.
«Sono in totale disaccordo con lei», ha dichiarato Musharraf in un’intervista al quotidiano New York Times che uscirà oggi. Il riferimento è nientemeno che il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, che vuole elezioni in gennaio, come previsto dalla normale scadenza del Parlamento, senza legge marziale. «Lo stato d’emergenza serve per assicurare che le elezioni si tengano senza disturbi», spiega Musharraf parlando con il giornale americano. I “disturbi” sarebbero provocati dalla minaccia dei terroristi legati ad Al Qaida. Sulle richieste di dimissioni da parte della Bhutto il presidente pachistano è ancora più tagliente: «Non ha alcun diritto di farlo. Viene qui (il riferimento è al ritorno in Pakistan dopo l’esilio, nda), si presume con spirito riconciliatorio, e appena atterrata assume un atteggiamento di contrapposizione». Infine il generale rilancia: «Facciamo le elezioni e vediamo se vince».
La situazione è tornata a precipitare ieri quando la Bhutto voleva guidare la “lunga marcia”, un corteo motorizzato che da Lahore, una delle grandi città del Paese, doveva raggiungere Islamabad, la capitale. Un migliaio di poliziotti ha circondato la casa dell’ex premier a Lahore notificandole lo stato d’arresto a domicilio per una settimana. Nel frattempo finivano in manette 1.500 sostenitori della Bhutto. In ogni caso almeno duecento veicoli sono riusciti a partire da Lahore, ma la colonna di protesta è stata ben presto fermata dalla polizia.
Una volta agli arresti la Bhutto si è scatenata parlando al telefono con le più importanti televisioni e agenzie di stampa internazionali. Musharraf «deve dimettersi dalle sue funzioni di presidente e di capo delle forze armate», chiede l’ex premier, che giura di non voler ricoprire alcun incarico di governo fino a quando il generale è al potere. «Chiedo alla comunità internazionale di porre fine al sostegno all’uomo la cui dittatura minaccia di cacciare questa potenza nucleare nel caos», ha aggiunto la leader del Partito popolare pachistano.
La Bhutto ha fatto capire che il suo partito potrebbe boicottare le elezioni parlamentari se non sarà subito tolto lo stato d’emergenza. La stessa “eroina” dell’opposizione ha spiegato che «è pronto un aereo militare per portarmi non so dove». Il timore è che gli arresti domiciliari si trasformino in qualcosa di peggio, tenendo conto che la Bhutto sta coalizzando tutta l’opposizione contro Musharraf. Pur odiando l’ex primo ministro ancora in esilio, Nawaz Sharif, leader dei musulmani conservatori e i partiti religiosi, ieri l’ambigua ex premier ha lanciato proprio a loro un appello per unire le forze. Con una telefonata a Qazi Hussain Ahmad, rappresentante dell’Alleanza dei partiti religiosi, la Bhutto ha ottenuto che i filo talebani scendano in piazza a fianco dei laici del suo partito da venerdì prossimo. Dall’Arabia Saudita, Sharif, ha applaudito alle sue dichiarazioni. A Karachi attivisti del Partito popolare hanno sparato contro un commissariato di polizia. Una giovane e una bambina sono rimaste ferite.
Musharraf è sotto pressione anche da parte del Commonwealth, che unisce gli ex possedimenti britannici e la stessa Inghilterra. Su ispirazione di Londra il Commonwealth ha lanciato un ultimatum a Islamabad per togliere lo stato d’emergenza entro il 22 novembre. Il governo pachistano ha risposto a muso duro definendo la richiesta «deludente e deplorevole».
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